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Ciao Prince…

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Prince ci ha lasciato a soli 57 anni, in aprile, lo stesso mese in cui, nell’album “Parade”, registrato con i Revolution nel lontano 1986, moriva Christopher Tracy, il personaggio protagonista di quella tracklist. “Sometimes it snows in april”, cioè “Qualche volta nevica in aprile”, cantava con la voce rotta dalla commozione l’allora 28enne Prince Roger Nelson, sintesi perfetta della grande scuola soul/funk d’Oltreoceano, ma anche pioniere di quel melting pot di soul, funk, gospel, r&b, jazz, rock, psichedelia e naturalmente pop che, dalla fine degli anni Settanta, si è imposto nel mondo come Sound di Minneapolis.

Perché è proprio in quella fredda città del Minnesota che Prince ha condotto la propria rivoluzione musicale e culturale. In 40 anni di carriera, ha pubblicato 39 album ufficiali (senza contare i bootleg come il famigerato “Black Album”), molti dei quali entrati nella storia della musica, ha realizzato diversi dischi live, ha venduto oltre 100 milioni di copie in tutto il mondo, ha vinto sette Grammy e un Golden Globe, ha scoperto, e lanciato e prodotto numerosi artisti, dalle sue amate protegé Vanity (scomparsa recentemente), Sheila E, Sheena Easton, Apollonia, Wendy & Lisa, le Bangles a giganti come Chaka Khan, Eric Leeds e Madonna.

All’apice del successo, negli anni Novanta, decide di sfidare il colosso Warner e il sistema discografico tradizionale dando il via a un esilio volontario dal mercato convenzionale, senza tuttavia mai smettere di esibirsi dal vivo, e di migliorare come performer, peraltro ogni volta con un repertorio e una chiave di lettura diversa del proprio immenso repertorio. Autore, interprete, polistrumentista virtuoso, ballerino provetto e persino attore (indimenticabili i suoi cult movie “Purple Rain” e “Graffiti Bridge”), Mr. Nelson ha scritto alcune delle pagine più belle e innovative della musica internazionale.

Dal 1978, quando pubblicò “For You”, non ha mai smesso di sperimentare, creare, provocare (!) e lottare, basti pensare che l’artista americano non si è mai voluto piegare nemmeno alla (pre)potenza dell’era digitale, dribblando le multinazionali con prodezze commerciali senza precedenti, come regalare alcuni album inediti come allegati di riviste, o ritirando tutto il proprio materiale dalla rete e lasciando che venisse distribuito esclusivamente dal portale che a suo avviso garantirebbe il giusto compenso ai musicisti, cioè Tidal, fondato dal suo amico Jay-Z.

Per questo, chi non ha avuto il privilegio di crescere negli anni in cui Prince ha cambiato il destino della musica, difficilmente potrà conoscerlo semplicemente dragando la rete. Non troverà capolavori come “Prince”, del ’79, “Dirty Mind”, dell’80, “Controversy”, dell’81, o “1999”, dell’82, o ancora la trilogia delle meraviglie con i Revolution – “Purple Rain”, “Around The World in a Day” e “Parade” -, o il leggendario doppio album “Sign o’ the Times”, lanciato dal pionieristico video della title-track, e non troverà né le successive produzioni al fianco dei New Power Generation né i numerosissimi dischi pubblicati negli ultimi 15 anni.

Per questo Music Star Prince, ascoltabile su 105.net e sull’App di Radio 105, è una web radio preziosa, l’unica in cui è possibile ascoltare tutti i grandi successi di questo genio della musica, il Folletto di Minneapolis, nato in un anno importante per la musica afroamericana, il 1958, lo stesso in cui nacque il re del pop Michael Jackson. E come il re del pop, scomparso troppo presto. In aprile. Il 21 aprile di questo strano 2016.

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