L’anniversario. Sono passati già venti anni. Era il primo febbraio 1994 quando i Green Day diedero alla luce “Dookie”, contenente il singolo “Basket Case”, una canzone che cambiò profondamente la musica degli anni ’90, portando alla luce della ribalta il punk californiano che fino a quell’ora non era mai uscito dai canali dell’underground. Quello era il terzo disco dei Green Day che avevano già pubblicato “39/Smooth” e “Kerplunk”. Dopo vent’anni il leader Billie Joe Armstrong non sembra poi così cambiato: “A quei tempi– ricorda il frontman dei Green Day – avevo un solo obiettivo: scrivere canzoni di cui potere andare orgoglioso anche dopo cinque anni. Ricordo che dopo aver preso l’anticipo della nostra prima etichetta fui subito soddisfatto, pensai: benissimo, almeno così posso pagare l’affitto”.
Il successo. Neanche Billie poteva immaginare che quella canzone sarebbe diventata una delle più famose degli anni ’90: “Dookie” arrivò in pochi attimi al doppio disco di platino vendendo circa 16 milioni di copie in tutto il mondo. “Ho scoperto, ed è motivo di vanto, che tanti nostri fan – ha svelato Armstrong – ancora ricordano dove erano la prima volta che hanno ascoltato “Basket Case”. Questa è la mia più grande soddisfazione: volevo che la gente si affezionasse alla mia musica con la stessa passione che ci ho messo io per scriverla"."La prima traccia che abbiamo inciso è stata “Burnout”. Eravamo una band che se ne fregava di quello che dicevano i produttori, non volevamo restare chiusi in uno studio di registrazione: siamo sempre andati per la nostra strada”. E con il senno di poi, si può dire che quella era senz’altro la strada giusta.
