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Il museo del Fallimento: in mostra le peggiori invenzioni del secolo

Si trova in Svezia e raccoglie tutte le invenzioni fallimentari dell’epoca post-industriale. Ma lo scopo è educativo.

18 Aprile 2017

Quando parliamo di musei e di esposizioni, automaticamente richiamiamo alla mente il concetto di bellezza, di utilità, di innovazione e, perché no, di successo. I musei solitamente raccolgono capolavori dell’arte e della tecnica che maggiormente hanno segnato un cambiamento importante nella storia dell’uomo.

E se vi dicessimo che c’è un museo che funziona esattamente al contrario? Siamo a Helsingborg, nel Sud della Svezia, e qui sta per essere inaugurato il Museo del Fallimento. Sì, avete capito bene, una struttura che ospiterà le opere più fallimentari degli ultimi decenni. Si tratta per lo più di “innovazioni” (se di innovazioni possiamo parlare) commerciali, che per varie ragioni hanno fallito nel loro intento.

Così, visitando il Museo del Fallimento, che aprirà le porte al pubblico il 7 giugno, ci si ritroverà ad esempio davanti alla Lasagna prodotta da Colgate: un prodotto alimentare di scarsissimo successo ideato da una casa produttrice di dentifrici. Oppure troverete Twitter Peek, un device del 2009 pensato per una sola funzione: twittare. Capite bene che nel tempo del multitasking l’invenzione non era poi tanto azzeccata. C’è molto spazio anche per alcune invenzioni più note, come il DVD a noleggio di Blockbuster, dimenticato dopo un promettente exploit iniziale, o la penna Bic for Ladies, pensata per le donne. 

Ma come è nato questo progetto? Il Museo del Fallimento deve la sua nascita alla collezione personale dello psicologo Samuel West. L’esperto aveva infatti una passione per questo tipo di oggettistica: inutili e fallimentari invenzioni post-industriali. Queste invenzioni, d’altronde, rappresentano gran parte della produzione totale. Come si legge sul sito ufficiale, infatti, “la maggioranza dei progetti innovativi fallisce e il museo mette in mostra questi fallimenti per offrire al visitatore un’affascinante esperienza di apprendimento”. Non si tratta, dunque, di voler screditare le opere fallimentari, quanto piuttosto di proporre un progetto che potremmo definire educativo: “Ogni oggetto offre uno sguardo approfondito nel rischioso business dell’innovazione”.

Al tempo stesso si vuole sensibilizzare gli utenti all’accettazione del fallimento. La società di oggi tende infatti a giudicare e condannare chi sbaglia, senza lasciare spazio a nuove possibilità. Il fallimento invece può essere una tappa per il raggiungimento del successo. E il fatto che tra le opere esposte ci siano marchi noti, ne è la prova. Ad esempio, troviamo il fallimentare Nokia N’Gage, il dispositivo firmato appunto Nokia, azienda che, prima e dopo, ebbe molti altri successi; o ancora il Google Glass, un prodotto fallimentare di un colosso di enorme successo. Senza il fallimento, il progresso non esisterebbe ed è per questo che “sbagliando si impara è una lezione tanto semplice quanto importante da ricordare.