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In quale città italiana si vive meglio? La classifica 2026

I risultati di un report tra sorprese in vetta e i motivi del posizionamento dei capoluoghi

24 Agosto 2026

Il report firmato da Francesco Baldi e Valerio Mancini per il Centro di Ricerca della Rome Business School rivoluziona la gerarchia della vivibilità urbana in Italia. Lo Smart City Index 2026 analizza venti capoluoghi valutando parametri ambientali, economici, sociali e di governance. In cima al podio si attesta Trento con 52,7 punti, seguita da Aosta a quota 51,0 e Bologna con 47,5. La graduatoria prosegue con Perugia (47,3), Trieste (47,2), Padova (44,6), L’Aquila (44,3), Genova (43,4), Milano (43,3) e Ancona (41,4). Nella seconda metà figurano Torino (40,2), Venezia (39,2), Roma (39,0), Campobasso (38,7), Firenze (36,9), Cagliari (36,5) e Potenza (35,9). Chiudono la classifica Catanzaro (30,5), Palermo (28,5), Napoli (25,5) e Bari con 24,1 punti.

 

I fattori determinanti per le prime posizioni

Il primato di Trento si spiega con il 50% di territorio verde urbano, bassi livelli di polveri sottili e una speranza di vita che tocca gli 85 anni. Bologna eccelle nella dimensione della governance digitale raggiungendo il punteggio di 72,1, affiancata da realtà intermedie come Perugia, Trieste e L’Aquila che compensano economie meno imponenti con elevati standard di sostenibilità e coesione sociale.

 

Le ragioni del ridimensionamento delle metropoli

Le grandi metropoli arretrano a causa di criticità specifiche. Milano conquista la vetta dell’Economy grazie a 228 miliardi di PIL complessivo e un reddito pro capite di 52.800 euro con disoccupazione al 4,3%, ma scivola al nono posto complessivo per via dell’elevato tasso di PM2.5 e dei costi immobiliari superiori a 7.000 euro al metro quadro. Roma paga una mobilità congestionata e rallentamenti amministrativi, pur vantando un PIL da 163 miliardi e iniziative come la Consulta Roma Smart City Lab. Torino sconta parimenti la pressione ambientale e i costi d’impianto.

 

Il ritardo del Mezzogiorno e il divario amministrativo

In fondo alla graduatoria, Napoli, Palermo e Bari scontano criticità strutturali legate al mercato del lavoro e all’accesso ai servizi. Il divario più netto emerge nella digitalizzazione della PA, dove il distacco tra Bologna e Potenza (ferma a 5,7 punti) è di 66,4 punti. Tuttavia centri del Sud come Potenza e Catanzaro ottengono punteggi elevati nella qualità dell’aria e nella bassa pressione antropica, distanziando sul piano ecologico i grandi poli industriali. Nel contesto europeo guidato da Copenaghen a 63,2 punti, la capolista Trento si posiziona a metà graduatoria, affiancando metropoli come Madrid e Lisbona.

 

(Immagini generate con IA)