Vai al contenuto
Home » Articoli » Tutto news » Sanremo 2026 » L’Accademia della Crusca analizza i testi dei brani di Sanremo

SANREMO 2026

L’Accademia della Crusca analizza i testi dei brani di Sanremo

Un Festival senza scosse linguistiche, ma con qualche particolarità

23 Febbraio 2026

Sanremo 2026 parte sotto la lente severa dell’Accademia della Crusca. A esaminare i testi dei Big è il professor Lorenzo Coveri, che sui social dell’istituzione assegna voti prevalentemente tra il 5 e il 6, senza promuovere alcuna vera eccellenza. Il giudizio complessivo? Una gara segnata dalla medietà, cifra stilistica che il docente associa alla conduzione di Carlo Conti

Mai una volta che, leggendo un verso, abbia sobbalzato sulla sedia. Mai”, racconta al Corriere della Sera. Un’affermazione che fotografa un Festival prudente, poco incline al rischio letterario. “Diciamo che siamo su quella medietà o, se vogliamo, prudenza, tipica di Carlo Conti”.

 

Amori tossici e poca realtà

Scorrendo i testi senza musica, emerge una tendenza netta: il dominio del tema amoroso. Su 30 brani, almeno 20 ruotano attorno a relazioni tormentate, fragilità emotive, abbandoni e insicurezze. Pochissimi celebrano la felicità. “Su 30 canzoni in gara almeno 20 parlano di amori tormentati, finiti, dolorosi. Di amori felici ne vedo pochissimi. Più che altro tossici. Tante alludono alla fragilità che sta dietro un’apparente sicurezza di sé. L’unico che esce dalla bolla è Ermal Meta che dirige la sua filastrocca ninna-nanna verso una bambina di Gaza, pur senza mai renderlo esplicito. Il suo brano è uno dei migliori del lotto. A parte lui, gli altri non si guardano intorno: è come se quello che succede fuori da Sanremo non interessasse al Festival di Sanremo”. Tra i pochi a distinguersi, dunque, Ermal Meta, premiato per aver allargato lo sguardo oltre la coppia.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Ermal Meta (@ermalmetamusic)

Tra para-poesia e parolacce

Sul piano stilistico Coveri individua un equilibrio instabile tra linguaggio aulico e registro quotidiano. Persistono rime facili, inversioni sintattiche e metafore di routine, ma anche tentativi di elevazione. Un esempio è Male necessario di Fedez e Masini, ricco di immagini e slanci introspettivi che Coveri definisce “para-poesia”. “Prendiamo ‘Male necessario’ di Fedez e Masini per esempio: il linguaggio aulico di ‘la parte di te più vulnerabile e spietata’, l’uso di trucchi come metafore in abbondanza, molti traslati, alcuni felici e creativi come ‘non ho più spazio per dipingermi d’inchiostro’, altri banali come il ‘silenzio che è un rumore’. Una canzone che ambisce a volare alto, ma non sempre l’effetto è felice. Chi prova a volare alto e poi cade….”.

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Accademia della Crusca (@accademiacrusca)

E sulle parolacce? “Sono poche. L’anno scorso erano tantissime, questo è un festival moderato che non colpisce né in bene né in male, che si limita a uno str**zo, due fo**uto e poco altro”.

 

I francesismi di Elettra Lamborghini

Non mancano richiami colti e intertestualità. Voilà di Elettra Lamborghini si distingue per l’uso disinvolto di francesismi. “Già dal titolo, ‘Voilà’ poi d’emblée, bagarre, a pois, chic”. E ancora: “Forse perché è chic dire chic. Ma la cosa più strana è che cita se stessa, cosa che nessuno aveva più fatto da Vecchioni con ‘Luci a San Siro’, un caso di intertestualità che ritroviamo in molti brani”. 

 

Visualizza questo post su Instagram

 

Un post condiviso da Accademia della Crusca (@accademiacrusca)

 

(Credits: Instagram @ermalmetamusic)