Aspettando Sanremo: Raphael Gualazzi si racconta

Il cantautore, che tornerà al Festival con il dj The Bloody Beetroots, rivela la sua passione per il blues e i primi approcci con la musica grazie a Ivan Graziani

Raphael Gualazzi, 32 anni

Il cantautore, che tornerà al Festival con il dj The Bloody Beetroots, rivela la sua passione per il blues e i primi approcci con la musica grazie a Ivan Graziani

Casa Ariston. Sanremo è alle porte e, in attesa di salire sul palco del Teatro Ariston, Raphael Gualazzi, che negli ultimi anni è sempre stato di casa al Festival della canzone italiana, si racconta in una ricca intervista a La Repubblica. Dopo aver vinto nel 2011 la categoria "Giovani" con il brano "Follia d'amore", il cantautore e pianista urbinate si rivela in una veste insolita e parla tanto del suo privato quanto della prossima avventura sanremese in compagnia del dj techno The Bloody Beetroots.
 
Il blues e Ivan. Un Raphael intimo quello che racconta di essere fidanzato con una ragazza che fa taekwondo, di essere innamorato del blues e di non avere la televisione in casa. Ma si va anche oltre nei ricordi, con l’icona di Bob Marley che campeggiava nella cameretta del giovane Raphael e l’addio al basket per non mettere a rischio la sua carriera da pianista e musicista fino all’incontro con Ivan Graziani, con il quale il padre Velio fondò gli Anonima Sound: "Ivan mi sentì cantare che avevo otto o nove anni e disse che avevo qualcosa di particolare. Cos’altro poteva dire al figlio di un amico?".
 
La musica secondo me. E poi un Gualazzi introspettivo che racconta la sua visione del blues come la "matrice di tutta la musica moderna" e affronta i temi della coerenza e della originalità nella musica: "La coerenza non esiste in musica. Devi essere solo coerente con l’amore che hai per lei. Macinare chilometri ogni giorno senza preoccuparti dei cliché, abbattere le barriere tra i generi senza puzza sotto il naso. La musica è una luce che sprigiona tutta la sua energia attraverso i colori. Bisogna tenere tutte le porte aperte. Un musicista suona per se stesso, per l’arte e per il pubblico. Fattore estetico, personale e commerciale devono dunque armonizzarsi se vuoi condividerlo col maggior numero di persone possibile, non puoi rivolgerlo solo a una nicchia".

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