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Ossessionato dal sesso e dal gioco a causa del farmaco anti-Parkinson

L’anziano fa causa a Pfizer e vince un risarcimento di 600 mila euro

Ossessionato dal sesso e dal gioco a causa del farmaco anti-Parkinson

Anziano di 60 anni fa causa a Pfizer per gli effetti collaterali del farmaco anti-Parkinson: era ossessionato da sesso e gioco d'azzardo.

Un anziano di Torino ha assunto dal 2001 al 2005 un farmaco per contrastare il morbo di Parkinson da cui era affetto e gli effetti collaterali sono stati l’ipersessualità e la mania per il gioco. Oggi questi possibili danni collaterali sono noti e scritti nel bugiardino del farmaco, ma non lo erano quando il signore ha iniziato ad assumerlo. L’uomo fino ai 40 anni non aveva mai nemmeno giocato un gratta&vinci, anzi era ben cosciente del pericolo del gioco, visto che i suoi genitori avevano gestito una tabaccheria. Quando però ha iniziato ad assumere il Cabaser, dopo che gli avevano diagnosticato il Parkinson, l’uomo ha inizato ad avere una grande voglia di giocare e di … fare sesso. Il Tribunale prima e poi la Corte d’Appello hanno condannato Pfizer Italia a un risarcimento di 600 mila euro. L’uomo ha raccontato in tribunale:  «Mangiavo di più ed ero diventato ipereccittato dal punto di vista sessuale».

Non solo, l’uomo ha creato ben 1802 le carte di credito usa e getta in cinque anni per giocare d'azzardo, ha sottratto 100 mila euro all'azienda per cui lavorava, e ne ha giocati oltre 280 mila. La colpa della casa farmaceutica? Quella di non avere segnalato adeguatamente tutte le possibili implicazioni dell’assunzione del farmaco e le conseguenze sono state gravi: «Mi dimenticavo di lavorare, giocavo in ufficio, a casa di notte mentre mia moglie dormiva. Sono diventato anche bugiardo perché non si accorgesse di nulla. Credevo di essere impazzito». Rispetto alla mancanza di indicazioni sul bugiardino, l’avvocato dell’uomo ha detto: «Gli utilizzatori devono sempre conoscerli in anticipo. Quei bugiardini, che avvisano i consumatori di non farsi sorprendere dagli effetti sul loro comportamento, sono stati aggiornati tardi - dice l'avvocato Renato Ambrosio - .Si sarebbe potuto e dovuto fornire queste informazioni molto prima e le sentenze lo confermano»

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