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credits: Getty Images
02 Gennaio 2026
Redazione 105
Il dibattito sull’intelligenza artificiale non riguarda più solo l’innovazione tecnologica, ma tocca direttamente la sopravvivenza di intere professioni. Sempre più aziende parlano apertamente di “nuove realtà”, giustificando licenziamenti e ristrutturazioni con l’introduzione di sistemi automatizzati. In questo contesto, le parole di alcuni pionieri dell’IA stanno alimentando un senso diffuso di inquietudine, perché non promettono adattamenti graduali, ma trasformazioni radicali.
Tra le voci più autorevoli c’è quella di Yoshua Bengio, lo scienziato informatico più citato al mondo, apparso recentemente nel programma Diary of a CEO. La sua analisi è netta: molti lavori cognitivi sono destinati a scomparire. Bengio non parla di possibilità lontane, ma di tempistiche brevi, in cui l’automazione supererà l’utilità economica del lavoro umano. "I lavori cognitivi, quelli che puoi fare dietro una tastiera. È più una questione di tempo che di chiedersi se succederà o no", sostiene.
Per anni si è pensato che i lavori manuali fossero una sorta di rifugio naturale contro l’IA. Bengio ridimensiona anche questa convinzione. Se oggi la robotica è ancora meno sviluppata rispetto al software intelligente, il divario non è destinato a durare. "La robotica è ancora indietro, anche se stiamo vedendo progressi, quindi se fai un lavoro fisico, come dice spesso Geoff Hinton, ‘meglio fare l’idraulico’, ci vorrà più tempo" Ma la rassicurazione dura poco: "Ma penso che sia solo una cosa temporanea”.
Secondo Bengio, il problema non è soltanto la perdita di posti di lavoro, ma il potenziale utilizzo malevolo della tecnologia. Un’IA capace di interagire con il mondo fisico potrebbe rappresentare una minaccia molto più concreta. "Se può restare solo nel mondo virtuale, deve convincere gli esseri umani a fare cose sbagliate. Ma è ancora più facile se può semplicemente hackerare dei robot per fare cose che sappiamo essere dannose per noi”.
Quella di Bengio non è una voce fuori dal colo. Altri studiosi, come Roman Yampolskiy, ipotizzano che entro il 2027 assumere esseri umani per la maggior parte dei lavori non avrà più senso. Anche Microsoft ha diffuso un elenco di 40 professioni ad alto rischio, confermando che l’impatto dell’AI non sarà selettivo, ma sistemico.
In un’economia che punta a ridurre costi e aumentare efficienza, il lavoratore ideale sembra essere quello che non dorme, non protesta e non viene pagato. Resta aperta una domanda essenziale: cosa succede a una società in cui milioni di persone non hanno più un ruolo produttivo? L’IA promette progresso, ma senza una visione politica e sociale rischia di lasciare dietro di sé un vuoto difficile da colmare.