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credits: Getty Images
05 Gennaio 2026
Redazione 105
Riuscire a capire se qualcuno sta davvero ascoltando non è facile. Sguardi attenti, cenni di approvazione o frasi come “pazzesco” possono essere finte. Tuttavia, una ricerca recente suggerisce un indizio molto più sottile: la frequenza del battito di ciglia.
Un team della Concordia University di Montreal ha scoperto che le persone tendono a sbattere meno le palpebre quando ascoltano con attenzione, specialmente se comprendere ciò che viene detto richiede uno sforzo mentale significativo. In altre parole, quando il cervello si concentra, le palpebre si aprono di più e si chiudono meno frequentemente.
La ricerca ha coinvolto 49 partecipanti, che hanno ascoltato frasi lette ad alta voce mentre i loro battiti di ciglia venivano monitorati. Gli scienziati hanno variato rumore di fondo e illuminazione per testare quanto l’attenzione influisse sulla frequenza dei battiti. Il risultato è stato chiaro: i battiti di ciglia calano notevolmente durante la comunicazione e diminuiscono ulteriormente in presenza di rumore, suggerendo che il fenomeno dipende dallo sforzo cognitivo e non dalla stanchezza degli occhi.
I ricercatori spiegano che il battito di ciglia interrompe temporaneamente l’ingresso di stimoli sensoriali. Quando il cervello è concentrato sull’elaborazione di informazioni importanti, sopprime queste interruzioni per non perdere dettagli rilevanti. Mickael Deroche, coautore dello studio, afferma: “Il nostro studio suggerisce che sbattere le palpebre è associato a perdere informazioni, sia visive che uditive. Probabilmente è per questo che le sopprimiamo quando arrivano informazioni importanti”.
Gli autori dello studio pubblicato su Trends in Hearing sottolineano che non si tratta di un metodo infallibile per giudicare l’attenzione. La frequenza dei battiti varia da persona a persona e sbattere meno le palpebre non significa automaticamente che qualcuno sia interessato emotivamente alla conversazione. Tuttavia il fenomeno offre uno spunto interessante per capire meglio i meccanismi dell’attenzione e potrebbe essere utile in futuro per monitorare il carico cognitivo o individuare precocemente problemi cognitivi.