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Davide Astori: la sindrome di Brugada è tra le possibili cause della sua morte

I medici spiegano in cosa consiste questa patologia, che potrebbe essere legata all'arresto cardiaco del capitano della Fiorentina

Davide Astori: la sindrome di Brugada è tra le possibili cause della sua morte

Dal risultato dell’autopsia disposta a seguito dall’improvvisa morte di Davide Astori, capitano della Fiorentina scomparso il 4 marzo 2018, è emerso che si tratta di una “morte cardiaca senza evidenza macroscopica, verosimilmente su base bradiaritmica”.

A causare il decesso potrebbe essere stata quella che viene chiamata sindrome di Brugada.

Il cuore di Astori avrebbe rallentato fino a fermarsi, come si sospettava: si sarebbe trattato di un arresto cardiocircolatorio avvenuto durante la notte. Ma ricostruire l’accaduto non è facile.

La sindrome di Brugada è una patologia cardiaca ereditaria dovuta a disturbi dell’attività elettrica del cuore, ma è difficile diagnosticarla in quanto non comporta evidenti difetti del miocardio, il tessuto muscolare che costituisce le pareti del cuore. Si tratta di una delle cause di morte cardiaca improvvisa.

La malattia agisce alterando il ritmo cardiaco, con palpitazioni, sincope, aritmie e può degenerare determinando l’arresto cardiaco. Può essere ereditaria oppure comparire dopo i 35 anni in maniera del tutto inspiegabile.

Chi soffre di questa sindrome presenta un cuore apparentemente sano, ma che ha difficoltà a trasmettere gli impulsi per la contrazione cardiaca.

Come dichiara il dottor Vincenzo Castelli, presidente della Fondazione Castelli in un’intervista rilasciata per il sito TPI, possono esserci molteplici cause dietro la morte di Astori: “Quando c’è l’infarto a essere colpito è il muscolo del cuore”, spiega il medico, “mentre quando c’è un’aritmia primitiva è il sistema elettrico del cuore che va in corto circuito. In questo secondo caso ci sono una serie di cause, sindromi e alterazioni, spesso di natura congenita”.

La medicina sportiva italiana è molto attenta in questo ambito, e i casi di morte durante l’attività sportiva appartengono spesso alla categoria degli amatori.

Questo perché i professionisti sono sottoposti a protocolli medici continui e specifici che possono evidenziare eventuali patologie di questo tipo. Come evitare casi come quello appena verificatosi?

Fondamentale la prevenzione primaria (la visita medico-sportiva) e secondaria, cioè l’intervento tempestivo in caso di un arresto cardiaco, con defibrillatori e personale specializzato, ha sottolineato Castelli.

 “Il tempo utile per intervenire in caso di arresto cardiaco è tra i quattro e i sei minuti” spiega il medico. “Se la persona non è cosciente e non respira al 99 per cento è in arresto cardiaco”.

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