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Il rapporto del Censis rivela: il Paese è in declino e gli italiani sempre più spaventati

Nel rapporto si parla di “sovranismo psichico” e si delinea il ritratto di un’Italia divisa tra il Sud che si spopola e il Centro-Nord che non riesce più a dare garanzie.

Il rapporto del Censis rivela: il Paese è in declino e gli italiani sempre più spaventati

Il quadro dell’Italia delineato dal 52esimo Rapporto Censis appena reso noto è a dir poco preoccupante: il nostro Paese, infatti, appare letteralmente in declino e sempre più diviso tra un Sud che spopola e un Centro-Nord che non riesce più a dare garanzie di lavoro e di stabilità. Gli italiani sono alla continua ricerca di sicurezze che però non riescono a trovare e sono spaventati dalla totale mancanza di prospettive e di crescita.

Per descrivere questa situazione di sfiducia e di paura, il Censis ha utilizzato il termine “sovranismo psichico”. In materia di immigrazione da paesi non comunitari, ad esempio, emerge che il 63% degli italiani la vede in modo negativo, il 58% è convinto che gli immigrati sottraggano posti di lavoro agli italiani e il 75% che la presenza di immigrati aumenti il rischio di criminalità.

La situazione economica continua a non essere delle migliori: rispetto al 2008 il potere d’acquisto degli italiani è inferiore del 6,3%; la popolazione teme di spendere i soldi che possiede, come conferma il fatto che la liquidità ferma è cresciuta del 12,5% rispetto al 2008. Questo riguarda, però, i meno abbienti che tendono a risparmiare; le famiglie di imprenditori, invece, hanno speso il 6,6% in più tra il 2014 e il 2017.

L’arretratezza culturale in cui l’Italia sta sprofondando è dimostrata anche dal fatto che lo Stato non sta più investendo sull’istruzione: il nostro Paese, infatti, investe solo il 3,9% del Pil negli istituti scolastici e di formazione, mentre la media europea è del 4,7%. Dietro di noi ci sono solo Romania, Bulgaria e Irlanda. Quando lo Stato trascura aspetti così importanti, di conseguenza lo fanno anche i cittadini: il tasso di abbandono dei percorsi di istruzione da parte dei giovani tra i 18 e i 24 anni è pari al 18%, mentre la media europea è del 10,6%. Diminuiscono anche i laureati: quelli tra i 30 e i 34 anni sono il 26,9% contro la media europea del 39,9%. Di fronte alla precarietà del lavoro e all’assenza di garanzie di un futuro migliore dopo gli studi, oggi molti giovani hanno spostato i propri obiettivi su altri orizzonti, come ad esempio il mondo dei social: il 53,3% dei giovani tra i 18 e i 34 anni è convinto che oggi chiunque possa diventare famoso e che popolarità sui social sia un fattore fondamentale per riuscire a sfondare.

Del resto la realtà è questa: tra il 2007 e il 2017 gli occupati tra i 25 e i 34 anni si sono ridotti del 27,3%, mentre contemporaneamente sono aumentati del 72,8% quelli tra i 55 e i 64 anni. Oltre all’ “invecchiamento” della popolazione attiva, le condizioni di lavoro sono inoltre peggiorate: il numero dei giovani in condizione di sottoccupazione è raddoppiato rispetto a sei anni fa; allo stesso modo sono aumentati i giovani che lavorano con part-time involontario. 

Lo squilibrio tra Nord e Sud è sempre più evidente: l’uscita dalla crisi è iniziata ma ha avuto risultati diversi da regione a regione, le uniche a essere in pieno recupero sono Lombardia ed Emilia Romagna, seguite da Veneto e Toscana. Il Centro-Sud, invece, è rimasto indietro e le regioni colpite dai terremoti ne risentono ancora molto a livello economico e produttivo. Un altro dato all’allarmante riguarda la migrazione interna, visto che il Sud si sta letteralmente spopolando: a Bologna il tasso migratorio è di 18,9 su 1000 abitanti, a Milano di 15,3 migranti, a Firenze di 13,2, mentre nel Mezzogiorno continua la fuga dei residenti, 3,6 per ogni 1000 abitanti a Bari, 5,9 a Napoli, addirittura 9,2 a Palermo.

Di fronte a una situazione così catastrofica, gli italiani hanno perso ormai la fiducia nella politica: quasi un terzo della popolazione, infatti, non va a votare o vota scheda bianca. L’indifferenza e la mancanza di partecipazione alle elezioni è aumentata negli ultimi anni, fino ad arrivare al 29,4% di non votanti registrato quest’anno. Ben poca è anche la fiducia nell’Europa ma questo aspetto ci accomuna ad altri paesi dell’unione; da noi gli unici ad apprezzarla sono i giovani, più precisamente il 58% nella fascia di età 15-34, ma più che altro per la possibilità di viaggiare e lavorare ovunque nei paesi membri.

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