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Odissea, Tom Holland pensava che Nolan odiasse la sua recitazione

L'attore temeva di aver fallito la scena a causa dei continui stop del regista

6 Luglio 2026

Anche le star planetarie abituate a gestire la pressione dei cinecomic multimilionari possono vacillare di fronte al rigore millimetrico dei più grandi registi contemporanei. È esattamente l’esperienza vissuta da Tom Holland, il quale si è trovato nel bel mezzo di un colossale equivoco psicologico durante il suo primo giorno di riprese per l’attesissimo kolossal Odissea, l’adattamento cinematografico del poema omerico diretto da Christopher Nolan.

 

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L’attore britannico si è convinto che il regista stesse letteralmente detestando la sua recitazione a causa delle continue e immediate interruzioni sul set, sprofondando in uno stato di ansia totale prima di scoprire che il problema non risiedeva affatto nel suo talento, bensì nelle complesse dinamiche della tecnologia analogica a grandissimo formato.

 

Il grande equivoco tecnico durante i primi ciak

L’incomprensione è nata dalla totale mancanza di familiarità del giovane attore con i formati cinematografici più estremi. Durante i primi minuti di lavoro a fianco del collega Jon Bernthal, le riprese venivano sistematicamente interrotte dopo pochissime battute. Intervistato da Fandango, l’interprete ha confessato lo smarrimento di quelle ore: “Lavorare per la prima volta con le telecamere Imax è un’esperienza. Non è come nulla che avessi mai visto prima, e non sapevo che durasse solo tre minuti. Ricordo che continuava a tagliare, e io ero con Jon, tipo, ‘Perché continua a tagliare? Perché continua a farlo?’”. Senza rendersi conto che le macchine da presa IMAX utilizzano caricatori fisici la cui pellicola si esaurisce in appena centottanta secondi, l’attore ha iniziato a scivolare in una spirale di paranoia professionale, credendo di aver compromesso l’intera produzione. 

 

La paura di aver deluso il regista

L’ansia è cresciuta esponenzialmente ciak dopo ciak, portando l’artista a dubitare fortemente delle proprie capacità di fronte alla macchina da presa. Ricordando quei momenti concitati, ha aggiunto: “E nella mia testa pensavo: ‘Non gli piace quello che stiamo facendo? Cosa sta succedendo?’. E poi ricordo che in realtà George Cottle ha detto: ‘No, no, no, ci sono solo tre minuti nella rivista.’ Io ho detto: ‘Oh, grazie al cielo.’ Pensavo di aver rovinato completamente in questa scena”. Il chiarimento decisivo è arrivato proprio grazie all’intervento di George Cottle, coordinatore degli stuntman, che ha spiegato la routine logistica legata al cambio dei rulli della cinepresa, permettendo al protagonista di tirare un enorme sospiro di sollievo e di resettare la tensione accumulata fino a quel momento. 

 

La consacrazione artistica e un cast stellare

Una volta superato lo shock iniziale, l’esperienza si è tramutata nel punto più alto della sua intera carriera professionale. In un profilo recentemente concesso a GQ, il giovane divo ha ridefinito radicalmente il suo rapporto con l’autore di Oppenheimer e con la produttrice Emma Thomas, spendendo parole di assoluta venerazione per il loro metodo di lavoro simbiotico: “Lavorare con Chris e con Emma è stato assolutamente fantastico. Non ho mai visto qualcuno che possa lavorare come lo fanno loro, e c’è sicuramente un motivo se sono i primi nel settore. Avere un posto in prima fila a tutto ciò, far parte del processo e collaborare con un vero maestro del suo mestiere e imparare da lui è stata la migliore esperienza che abbia mai avuto”. 

Nella pellicola, programmata per invadere le sale cinematografiche il prossimo 17 luglio, l’attore veste i panni di Telemaco, il figlio dell’eroe Ulisse, quest’ultimo interpretato da Matt Damon. Il lungometraggio vanta una squadra di primissimo ordine che schiera nomi del calibro di Anne Hathaway, Robert Pattinson, Lupita Nyong’o, Zendaya, Charlize Theron, Elliot Page, Benny Safdie, Mia Goth e John Leguizamo. Insomma, l’evento cinematografico più imponente dell’anno.

 

 

(Credits: YouTube @UniversalPictures)