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Perché continuiamo a fare scelte sbagliate? Lo dice la scienza

Uno studio su 267 persone individua tre modi di reagire agli errori: per alcuni capire che una scelta è sbagliata non basta per cambiare comportamento

27 Agosto 2026

Sapere che una scelta ci fa male non significa automaticamente smettere di ripeterla. È quanto emerge da uno studio della UNSW Sydney, pubblicato su Communications Psychology, che ha analizzato il modo in cui le persone modificano il proprio comportamento dopo aver subito conseguenze negative.

I ricercatori hanno coinvolto 267 adulti provenienti da 24 Paesi in un gioco online. I partecipanti dovevano scegliere alcuni pianeti per guadagnare punti, ma determinate opzioni potevano provocare una penalità. Dopo diversi round veniva spiegato chiaramente quali scelte causavano le perdite.

 

Perché ripetiamo gli stessi errori

Dall’esperimento sono emersi tre diversi profili comportamentali. I “sensibili” riconoscevano rapidamente la scelta penalizzante e cambiavano strategia. Gli “inconsapevoli”, invece, avevano bisogno di ricevere una spiegazione esplicita prima di modificare il proprio comportamento.

Il terzo gruppo, definito “compulsivo” dagli autori, continuava invece a scegliere l’opzione svantaggiosa anche dopo averne compreso le conseguenze. Nel campione erano 71 persone su 267, circa il 27%.

 

Sapere di sbagliare basta per cambiare?

Non sempre. Nel terzo gruppo la difficoltà non sembrava essere capire la relazione tra scelta e conseguenza, ma trasformare quella consapevolezza in un comportamento diverso.

In altre parole, riconoscere un errore non garantisce automaticamente che smetteremo di commetterlo.

 

Impariamo davvero dagli errori?

Sei mesi dopo, 128 partecipanti hanno ripetuto l’esperimento e i tre profili sono risultati relativamente stabili nel tempo.

Gli autori invitano però alla cautela: il test è stato condotto in un ambiente controllato e non dimostra che gli stessi schemi si ripetano automaticamente nel lavoro, nelle relazioni o nella vita quotidiana.

Inoltre, il termine “compulsivo” utilizzato nello studio non rappresenta una diagnosi clinica. Il risultato suggerisce piuttosto che imparare dalle conseguenze funziona in modo diverso da persona a persona.

 

(Immagini generate con IA)