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Pericolo nello spazio: scoperti nuovi detriti invisibili in orbita
Uno studio dell’Università di Warwick scopre 25 frammenti a 36.000 km d'altezza: l'80% non era mai stato tracciato nei cataloghi ufficiali
17 Luglio 2026
A 36.000 chilometri dalla Terra, nella fascia occupata dai satelliti più strategici del pianeta, si muove qualcosa che i normali sistemi di sorveglianza non riescono a vedere. Una ricerca guidata dall’Università di Warwick ha recuperato 25 tracce di detriti spaziali sfuggite alle analisi precedenti, rivelando quanto l’orbita geosincrona sia più affollata e pericolosa del previsto.
Lo studio, pubblicato sul Journal of the Astronautical Sciences, ha riesaminato immagini raccolte con l’Isaac Newton Telescope di La Palma. Grazie a nuovi algoritmi e alla tecnica del blind stacking, che sovrappone più fotogrammi per far emergere segnali debolissimi, i ricercatori hanno individuato frammenti fino a circa 5 centimetri. Quasi l’80% degli oggetti deboli osservati non compariva nei cataloghi pubblici.
Perché frammenti così piccoli sono pericolosi
A quella quota i detriti si muovono gli uni rispetto agli altri a diversi chilometri al secondo. Anche un frammento minuscolo può danneggiare satelliti destinati a comunicazioni, trasmissioni televisive, monitoraggio meteorologico e osservazione ambientale. L’assenza quasi totale di atmosfera impedisce qualsiasi rallentamento naturale: questi rottami possono restare in orbita per tempi lunghissimi, come riportato da VICE.
Il coautore Stuart Eves ha descritto la situazione come “a potential minefield”, un campo minato potenziale.
Cosa succede adesso
La scoperta evidenzia un problema concreto: prima di lanciare nuovi satelliti nella fascia GEO servono mappature più precise e cataloghi aggiornati. Il team punta ora ad ampliare la ricerca usando telescopi in più Paesi, per capire quanti detriti sfuggano ancora ai sistemi attuali.