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Spider-Man, la scena del vassoio di Maguire ha richiesto 156 ciak
Una delle sequenze più iconiche del cinema supereroistico venne realizzata davvero, senza effetti digitali
1 Giugno 2026
Molto prima dell’arrivo di Tom Holland e del successo del Marvel Cinematic Universe, il volto di Spider-Man era quello di Tobey Maguire. La trilogia diretta da Sam Raimi all’inizio degli anni Duemila ha ridefinito il cinema supereroistico moderno, trasformando Peter Parker in un personaggio fragile, umano e sorprendentemente vicino al pubblico.
Tra le sequenze più amate del primo capitolo del 2002 ce n’è una che continua ancora oggi a circolare online, diventata negli anni un piccolo fenomeno pop: la scena della mensa scolastica in cui Peter salva Mary Jane da una caduta improvvisa riuscendo ad afferrare al volo un vassoio pieno di cibo. Una scena rapidissima, apparentemente semplice, che però nasconde un retroscena produttivo impressionante.
Zero effetti digitali: Tobey Maguire ha fatto davvero tutto da solo
Per anni molti spettatori hanno creduto che la sequenza fosse stata costruita grazie alla CGI o a elaborati effetti visivi. In realtà accadde l’opposto: Tobey Maguire realizzò davvero quella scena. Nel film Mary Jane, interpretata da Kirsten Dunst, entra nella mensa scolastica con un vassoio in mano, scivola improvvisamente sul pavimento e perde il controllo. Peter Parker reagisce con riflessi sovrumani: con una mano sorregge lei e con l’altra blocca il vassoio, riuscendo persino a trattenere piatti, bicchieri e cibo senza farli cadere.
Una coreografia diventata storica proprio perché autentica. Il supervisore agli effetti visivi John Dykstra raccontò nel DVD del film: “Questa gag, in cui afferra tutte queste cose, Tobey Maguire l’ha fatta davvero. Davvero notevole. Ciak numero 156”. Anche Kirsten Dunst confermò che non vennero utilizzati trucchi digitali: “Non è CGI. Questo è tutto merito di Tobey, il che è davvero impressionante. Hanno usato della colla per fargli attaccare la mano al vassoio”.
Un’intera giornata per pochi secondi di film
Dietro quei pochi istanti di cinema si nascondeva un lavoro quasi ossessivo. La troupe trascorse un’intera giornata di riprese cercando di ottenere il movimento perfetto. Per rendere possibile l’effetto, il reparto tecnico applicò un adesivo molto potente sotto le stoviglie e gli alimenti presenti sul vassoio. Ma non bastava: Maguire doveva sincronizzare ogni movimento con precisione millimetrica, inclinando il vassoio nel modo esatto affinché tutto restasse fermo.
I primi 155 tentativi fallirono. Alcuni oggetti cadevano troppo presto, altri si spostavano male, altre volte era il movimento dell’attore a non risultare credibile. Solo al ciak numero 156 la sequenza venne completata correttamente. Ed è proprio questa ostinazione tecnica ad aver trasformato la scena in una leggenda del cinema contemporaneo.
Il metodo Sam Raimi dietro il successo di “Spider-Man”
La scelta di evitare gli effetti digitali racconta molto anche dello stile di Sam Raimi. Il regista, cresciuto realizzando film indipendenti come Evil Dead, ha sempre privilegiato gli effetti pratici, la fisicità delle scene e il rapporto diretto tra macchina da presa e attori. Nel caso di Spider-Man, questa filosofia contribuì a dare maggiore credibilità ai poteri appena acquisiti di Peter Parker. La scena della mensa non serviva soltanto a stupire il pubblico: mostrava il momento in cui il protagonista iniziava davvero a comprendere le sue nuove capacità. Ed è forse proprio per questo che, a oltre vent’anni dall’uscita del film, quella sequenza continua a essere ricordata come uno dei momenti più iconici dell’intera saga.
(Credits: YouTube @spiderman)