Chi ha paura dell’intelligenza artificiale?
Secondo l’ultimo studio realizzato da Censis Confcooperative presentato ieri a Roma, 6 milioni di lavoratori potrebbero perdere il proprio posto di lavoro entro il 2035 perché sostituiti dall’intelligenza artificiale nel processo produttivo.
I più a rischio, rivela il focus Intelligenza artificiale e persone: chi servirà a chi?, sarebbero i lavoratori che hanno un tipo di professione automatizzabile, come i contabili, i tecnici bancari, gli statistici, i matematici, i periti, i tesorieri e i ragionieri.
In particolare se sono donne e laureate.
Nel contempo, stimano gli analisti, il PIL potrebbe salire dell’1,8% pari a una crescita fino a 38 miliardi di euro, proprio grazie all’AI.
Ben 9 milioni di lavoratori potrebbero essere affiancati nelle loro mansioni dall’intelligenza artificiale, specialmente gli avvocati, i notai, i magistrati, i dirigenti, gli psicologi e gli archeologi, ovvero tutti coloro che potrebbero essere parzialmente sostituiti in alcune fasi della loro professione.
Dal canto suo Google, che dal lancio di ChatGPT nel 2022 sta cercando di riaffermare il ruolo di pioniere, ha invitato i propri dipendenti a lavorare 12 ore al giorno e ad adottare lo smart working solo nei festivi, per consentire all’azienda di diventare leader nel settore dell’AI.
Quella intelligenza artificiale cioè che, con ogni probabilità, potrebbe sostituirli.
