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27 Luglio 2021

Lo “sceriffo” di Voghera rimane ai domiciliari

Il nome di Massimo Adriatici sta calcando le scene mediatiche da diversi giorni, almeno da quando è stato attribuito un nome a colui che la scorsa settimana avrebbe ucciso Youns El Boussetaoui con un colpo di pistola in quello che è stato riconosciuto come un eccesso colposo di legittima difesa.

Massimo Adriatici, assessore alla sicurezza del comune di Voghera, si trovava la sera di martedì 20 luglio in piazza Meardi, nei pressi del bar Ligure, quando intorno alle 22.30, in seguito a una presunta colluttazione, avrebbe sparato accidentalmente con la sua pistola, regolarmente detenuta, a Youns El Boussetaoui, uccidendolo.

Dalle ricostruzioni fatte dalle forze dell’ordine e dai filmati di una telecamera di sorveglianza, pare che l’assessore abbia parlato a lungo con il titolare del vicino bar Cervinia, che si era lamentato dei comportamenti molesti di Boussetaoui nei confronti degli avventori; nel video si vede El Boussetaoui colpire a mano aperta Adriatici mentre è al telefono, probabilmente per chiamare la polizia; l’assessore cade e l’altro uomo si allontana, uscendo dall’inquadratura.

Diverse testimonianze descrivono poi una ulteriore spinta di Boussetaoui ad Adriatici, momento cruciale in cui sarebbe partito il colpo che ha raggiunto, uccidendolo, l’uomo al petto.

Diversi gli aspetti ancora da chiarire, relativi alla dinamica dei fatti e alla telefonata fatta dall’assessore, non al 112 ma a un numero fisso del commissariato di Voghera.

Su Boussetaoui sarebbero emersi particolari che lo descrivono come uno sbandato, uno che viveva per strada ma che non faceva male a nessuno, nonostante fosse instabile psichicamente e quindi bisognoso di cure; di Adriatici invece, 47enne avvocato penalista ed ex sovrintendente di polizia, è nota la sua abitudine di girare armato e, come da lui stesso dichiarato, con il colpo in canna.

Il GIP di Pavia ha convalidato il suo arresto, confermandone i domiciliari, motivando la decisione con la necessità di una misura che limiti provvisoriamente ma fortemente la libertà di circolazione in capo a un soggetto che, per sua stessa ammissione, ha dichiarato di non essere in grado di gestirla senza gravissimi rischi per la collettività

E qui si aprono i dibattiti: è giusto girare con una pistola in tasca, colpo in canna, solo perché si è in possesso di un porto d’armi? 

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