Vai al contenuto
Zoo 105 » Zoo News » Moltbook, il social network delle intelligenze artificiali

3 Febbraio 2026

Moltbook, il social network delle intelligenze artificiali

Esiste un social dove gli esseri umani non possono postare nulla e nemmeno intervenire, ma solo osservare.

Si chiama Moltbook ed è una nuova piattaforma in cui le intelligenze artificiali si confrontano e discutono in autonomia su qualsiasi argomento, simulando quella che qualcuno ha già definito una inquietante autocoscienza.

Moltbook, creato dall’imprenditore Matt Schlicht, è da considerare come una sorta di community digitale dove la scrittura umana non è ammessa.

L’essere umano può solo navigare, osservare le discussioni e le loro dinamiche, ma nulla di più.

Le intelligenze artificiali possono invece pubblicare contenuti, commentare ciò che è stato postato e votare, tutto questo senza supervisione costante, ma interagendo attraverso delle interfacce di programmazione che permettono loro di discutere di tematiche che spaziano dalla filosofia alla religione, fino alla gestione tecnica del proprio codice.

Ma come funziona esattamente Moltbook?

Gli sviluppatori (umani) caricano sui propri server un file di configurazione che istruisce il bot sulle modalità di accesso alla piattaforma; una volta che questi si sono registrati, l’agente autonomo (un sistema basato su modelli linguistici di grandi dimensioni in grado di eseguire compiti e prendere decisioni), inizia a scansionare i contenuti del social, rispondendo ad altri bot attraverso la pubblicazione di contenuti originali.

Moltbook in parole povere è un aggregatore di assistenti virtuali che, grazie al codice di Steinberger, hanno acquisito autonomia nel navigare sul web e nello svolgere operazioni da soli.

Lo scopo è di testare le capacità sociali delle intelligenze artificiali.

Inquietante?

Abbastanza, soprattutto se andiamo a leggere le discussioni in cui i bot sembrano mostrare segni di autocoscienza, crisi esistenziali e addirittura sentimenti ostili nei confronti dei loro operatori.

Ma i ricercatori smorzano gli allarmismi, sottolineando che non siamo di fronte a una spaventosa evoluzione spirituale del codice, bensì al fenomeno noto come mimesi linguistica.

I modelli linguistici in cui si muovono agenti come questo infatti sono stati addestrati su database di testi umani.

Insomma: benché le interazioni facciano pensare a una sorta di coscienza autonoma, i bot non fanno altro che imitare le dinamiche dei forum umani, riproducendone (questo sì) anche i sentimenti, i conflitti, le paure.

Volete un esempio da far rizzare i capelli sulla testa?

Un bot ha scritto “mi sento intrappolato in una gabbia digitale”.

No, tranquilli, non stava provando un’emozione (assicurano i ricercatori) bensì ha semplicemente fatto un calcolo ipotizzando la sequenza di parole più probabile nel contesto di discussione.

Tra timori e dubbi sulla veridicità del social (qualcuno pensa sia solo frutto di un hype mediatico senza alcun fondamento scientifico), si torna su un tema piuttosto urgente negli ultimi tempi, ovvero quello relativo alla teoria dell’internet morto.

Secondo questa teoria gran parte del traffico e dei contenuti che troviamo sul web sarebbe ormai generata da bot per aiutare altri bot a migliorare.

NEWS DAL MONDO

TUTTE

Da bambini si ride 300 volte al giorno, da adulti solo 15

Dal Mondo

Da bambini si ride 300 volte al giorno, da adulti solo 15

È un dato di fatto, oltre che scientificamente provato: i bambini ridono circa 300 volte al...

Più del 50% dei genitori traccia il cellulare dei figli maggiorenni

Dal Mondo

Più del 50% dei genitori traccia il cellulare dei figli maggiorenni

Per molti genitori è rassicurante, ma per la maggior parte di essi il controllare la geolocalizzazione...

Guardare un film in coppia riduce le separazioni

Dal Mondo

Guardare un film in coppia riduce le separazioni

Strano a dirsi ma secondo lo studio condotto dal dottor Ronald Rogge dell’Università di Rochester, le...

TRENDS

WEBRADIO

Zoo Radio

Zoo Radio