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Più del 50% dei genitori traccia il cellulare dei figli maggiorenni

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Per molti genitori è rassicurante, ma per la maggior parte di essi il controllare la geolocalizzazione tramite smartphone del proprio figlio, anche maggiorenne, a lungo andare si può trasformare in una fonte di stress.

Del resto il paradosso è noto:

più si controlla, più crescono le preoccupazioni.

A occuparsi di questo fenomeno è stata l’Università del Michigan, con una indagine condotta sui comportamenti di genitori di adolescenti e minorenni.

Da quel che emerge, molti genitori continuano a seguire gli spostamenti dei propri figli anche quando questi raggiungono la maggiore età e le motivazioni sono diverse.

C’è chi considera il tracciamento un modo per stare più tranquilli, chi ne riconosce l’utilità in caso di emergenza e una minima parte lo sfrutta per controllare se il figlio si trova in un posto giudicato sicuro.

Avere però il continuo accesso alla posizione dei figli serve a tutto fuorché a mantenere la serenità, tra interpretazioni errate di posizioni geografiche, ritardi, rallentamenti di marcia o spostamenti insoliti, ovvero tutte situazioni in grado di generare scenari catastrofici e preoccupazioni immotivate.

Esiste anche un altro rischio da non trascurare, ed è quello legato all’interferenza eccessiva del genitore nel naturale percorso verso l’autonomia e la responsabilità personale del figlio.

La sorveglianza continua, non da ultimo, può anche indurre nei figli controllati un falso senso di sicurezza, come se, essendo geolocalizzati, non si possa correre alcun pericolo.

Il consiglio che danno gli esperti è di tentare di recuperare forme di comunicazione più semplici e meno invasive, come i tradizionali messaggi o l’intramontabile telefonata, e di evitare di trasformare il rapporto in una continua sorveglianza.

Lasciamoli crescere questi figlioli, suvvia…

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