Si può essere lavoratori pagati e avere comunque difficoltà ad arrivare a fine mese.
L’ultimo rapporto Caritas sulla povertà in Italia sottolinea come nel 2025 la rete di assistenza abbia accompagnato 282.539 persone, il valore più elevato mai registrato (+48% rispetto al 2015).
Le famiglie con figli, in particolare, continuano a rappresentare il numero più elevato delle domande di aiuto, con il 52% delle persone con figli minori a carico che vengono seguite dalla rete Caritas.
E le conclusioni sono amare: la povertà in Italia sta perdendo velocemente il carattere dell’eccezionalità e della temporaneità, assumendo invece i contorni di strutturale normalità.
Caritas fa sapere che gli interventi nel 2025 sono stati quasi 5 milioni, dei quali 3,6 milioni hanno riguardato beni e servizi primari come cibo e vestiario, mentre oltre 430mila sono stati quelli relativi all’alloggio.
Seguono 76mila interventi relativi alla sanità e quasi 300mila all’ascolto.
Lo scenario, si legge in una delle slide del rapporto, è di permacrisi, ovvero di crisi permanente.
Il 20,4% degli occupati è a rischio lavoro a basso reddito e 10 milioni di adulti hanno risparmi liquidi inferiori ai 2mila euro.
Il cosiddetto lavoratore povero ha un profilo che rientra delle fasce centrali di età, raggiungendo il 31,7% tra i 35 e i 44 anni e il 31% tra i 45 e i 54 anni: dieci anni fa gli occupati poveri rappresentavano appena il 13,3%.
Ma tra le tendenze più significative, oltre ai lavoratori poveri, c’è l’aumento della componente anziana.
Negli ultimi 10 anni il numero degli over 65 che sono stati aiutati dalla Caritas è cresciuto del 191%, una percentuale che chiude il cerchio su un quadro drammatico dove povertà economica, invecchiamento, fragilità sanitaria, indebolimento delle reti familiari e isolamento sociale costituiscono un intreccio sempre più stretto e preoccupante.
