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Fai le voci buffe al tuo cane? La scienza dice che è normale
Rivolgersi agli animali domestici come a veri figli è un atteggiamento spontaneo e molto più diffuso di quanto si possa pensare
7 Settembre 2026
Capita a tutti di ritrovarsi a raccontare i dettagli della propria giornata al cane o al gatto di casa, magari alzando il tono della voce e adottando un linguaggio un po’ infantile.
Se vi è mai capitato di sentirvi bizzarri o persino in imbarazzo dopo aver fatto un lungo discorso al vostro amico a quattro zampe, niente paura: non siete affatto soli.
Secondo un recente lavoro scientifico pubblicato sulla rivista Frontiers in Psychiatry, questo comportamento è assolutamente naturale e molto più comune di quanto si possa immaginare.
La tecnologia che ascolta la vita quotidiana
Per analizzare il fenomeno senza rischiare di influenzare i soggetti coinvolti, i ricercatori dell’Università dell’Arizona, sotto la guida della dottoressa Emily Bray, hanno messo a punto un sistema innovativo chiamato AURAL-Pet. Sfruttando un’applicazione nota come Electronically Activated Recorder (EAR), il team ha registrato in maniera casuale e invisibile brevi frammenti audio tratti dalla routine di 240 partecipanti, senza che questi sapessero esattamente quando il microfono fosse in funzione.
Parlare agli animali riduce lo stress? Le nuove sfide della ricerca
Dall’analisi dei dati è emerso che circa il 10% delle conversazioni umane catturate era destinato a cani e gatti. Le modalità di comunicazione sono risultate svariate: si passa da dialoghi tranquilli a un marcato baby talk, ricco di vezzeggiativi e riferimenti a se stessi come “mamma” o “papà”.
Sebbene la scienza debba ancora chiarire del tutto se la presenza degli animali funzioni sempre come balsamo per l’anima, l’obiettivo futuro sarà capire l’impatto di questa interazione vocale sul benessere psicologico, applicando lo strumento a uno studio dedicato agli anziani over 60.
(Immagini generate con IA)