Secondo la Società Italiana di Pediatria (SIP) ci sarebbe una correlazione diretta tra il tempo trascorso sui social network e l’insorgere di disturbi psicologici di vario genere tra cui alimentari, comportamentali e sessuali. Nei casi peggiori gli esperti parlano di vera e propria depressione da social. In uno studio recentemente pubblicato sulla rivista International Journal of environmental research of public health, gli psicologi hanno riordinato 18 anni di dati sull’argomento per formulare le loro conclusioni: sui 68 studi analizzati dai pediatri, ben 19 segnalano un’associazione significativa tra depressione e uso delle piattaforme social.
Bisogna ora comprendere “se l’uso dei social porti a una maggiore depressione o se questi sintomi depressivi inducano le persone a cercare di più i social media (il che potrebbe alimentare un circolo vizioso). Ciò che però emerge in maniera inequivocabile dai lavori svolti sinora è che più tempo bambini e adolescenti trascorrono sui dispositivi digitali, più alti livelli di depressione vengono segnalati. E ciò avviene senza grandi distinzioni geografiche: dalla Svezia all’Egitto”, ha spiegato Rino Agostiniani, Consigliere Nazionale SIP.
“La depressione – afferma Elena Bozzola, Consigliere Nazionale SIP – è collegata a un rapido aumento della comunicazione digitale e degli spazi virtuali che sostituiscono il contatto faccia a faccia con uso eccessivo dello smartphone e delle chat online. Bambini e adolescenti navigano in Internet per lo più da soli, consultando con assiduità i social media. Primi tra tutti, Instagram, Tik-Tok e Youtube. Con inevitabili conseguenze sulla loro vita: dalle interazioni sociali e interpersonali al benessere fisico e psicosociale”.
I disturbi maggiormente collegati ad un abuso nell’uso dei social sono quelli alimentari. In Rete i giovanissimi sono esposti alla pubblicizzazione di cibi poco sani e comportamenti alimentari non salutari, anche a causa del “potere” degli influencer. Il problema si è maggiormente accentuato durante la pandemia, tanto che si parla di “covibesity”. Di contro i social potrebbero anche lanciare messaggi pro-anoressia che diventano così accessibili a tutti.Anche la percezione sessuale potrebbe essere alterata da un uso eccessivo della sessualità e della pornografia in rete. che in alcuni casi può generare disturbi psicologici. Infine esiste il rischio di cyberbullismo: la violenza online è rischiosa per la mente tanto come quella “reale”.
“La diffusione dei social media, soprattutto tra i più giovani – conclude la Presidente SIP Annamaria Staiano – richiede un’attenzione particolare, perché un uso non responsabile può creare problemi rilevanti nella vita quotidiana dei ragazzi e delle loro famiglie, sia dal punto di vista della gestione delle emozioni che delle difficoltà relazionali e scolastiche. L’età preadolescenziale e adolescenziale rappresenta una fase cruciale per lo sviluppo dell’individuo; la conoscenza e l’analisi dei comportamenti a rischio, frequenti in questa fascia d’età, può contribuire alla definizione di politiche e interventi in grado di promuovere l’elaborazione di valori positivi e facilitare l’adozione di stili di vita salutari”. Insomma il vademecum psicologico del social è tutto da scrivere per gli adolescenti.
