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“Friendzonare”, “Love Bombing”, “Crashare”, “Red Flag”: perché oggi raccontiamo le emozioni in inglese?
Nella vita privata il corporate slang e gli anglicismi diventano la nostra corazza per gestire l'ansia
12 Settembre 2026
di Andrea Benatti
Come mai i termini inglesi sono entrati così capillarmente nel linguaggio comune, specie per definire le relazioni, le emozioni e i sentimenti che proviamo?
La diffusione nell’epoca attuale dei social media come mezzi di comunicazione d’elezione ha generato nuove modalità di interazione che hanno richiesto parole del tutto nuove (o quasi) per essere raccontate.
Come osserva lo psicoterapeuta Matteo Mazzuccato, in un approfondimento pubblicato sul sito Unobravo, espressioni come breadcrumbing o gaslighting sono diventate un punto di riferimento fondamentale per descrivere pienamente ciò che si vive e come lo si vive.
Lo si fa anche per offrire una sorta di sollievo che ci rende meno soli di fronte a un turbamento altrimenti difficile da elaborare, come quando, ad esempio, ci imbattiamo in un abile stratega nella manipolazione affettiva che ci sommerge di attenzioni e promesse fin dall’inizio per poi controllarci: definiremo questa torbida strategia love bombing e non “bombardamento d’amore”.
Allo stesso modo, termini legati al far sentire qualcuno in forte disagio o mettere in imbarazzo – cringiare – così come termini quali ghosting o red flag agiscono secondo il cosiddetto foreign language effect: la lingua straniera funziona come filtro emotivo rispetto all’impatto crudo e per certi aspetti meno figurativamente efficace dell’italiano.
Se da un lato ricorrere all’inglese è un utile strumento di auto-aiuto per lenire la sofferenza e rendere subito comprensibili dinamiche complesse, dall’altro non deve trasformarsi in una scorciatoia per rinunciare alla ricchezza e alle sfumature della lingua italiana, perdendo la capacità di descrivere la singolarità e la profonda complessità di ciò che proviamo.
Fonte: Today.it