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Giappone, il servizio che noleggia fidanzati per piangere insieme
Un servizio insolito per liberare le emozioni
22 Aprile 2026
In Giappone sta attirando attenzione un servizio molto particolare basato sulla compagnia emotiva a noleggio. L’idea è semplice ma fuori dagli schemi: durante la visione di film tristi, le persone possono essere accompagnate da uomini selezionati per la loro presenza rassicurante.
L’obiettivo non è intrattenere nel senso classico, ma favorire un’esperienza di espressione emotiva condivisa, in un contesto in cui mostrare vulnerabilità non è sempre immediato. Il progetto nasce dall’idea dell’imprenditore Hiroki Terai, che ha sviluppato questo format come risposta a una cultura spesso molto controllata nelle emozioni.
Gli “ikemeso danshi” e il ruolo del pianto condiviso
Al centro di queste sessioni ci sono gli ikemeso danshi, giovani uomini scelti principalmente per il loro aspetto attraente. Il loro compito non è parlare molto, ma accompagnare emotivamente i partecipanti durante la visione di film particolarmente toccanti. Durante le proiezioni, quando le emozioni diventano intense, questi uomini intervengono in modo discreto per asciugare le lacrime dei presenti. Il gesto, apparentemente semplice, è pensato per creare un clima di accoglienza emotiva e comfort, trasformando il pianto in un’esperienza meno isolata e più condivisa.
Come si diventa “ikemeso” e le alternative curiose
La selezione per diventare ikemeso danshi è piuttosto rigida: il criterio principale è l’attrattiva fisica, considerata parte integrante del ruolo di supporto emotivo. Chi non viene scelto può comunque partecipare al sistema con una funzione alternativa.
Esiste infatti la figura dello “scusatore personale”, incaricato di chiedere scusa al posto di altri in situazioni sociali delicate o imbarazzanti. Un altro tassello di un mercato dei servizi emotivi che continua a espandersi in modo creativo e insolito.
Emozioni, società e bisogno di espressione
Questo tipo di iniziative si inserisce in un contesto sociale in cui la gestione delle emozioni è spesso regolata da norme di riservatezza e autocontrollo. Le sessioni di pianto collettivo diventano così uno spazio protetto in cui lasciarsi andare senza giudizio. Il fenomeno, pur curioso, riflette una tendenza più ampia: la ricerca di strumenti che permettano di recuperare una dimensione più libera dell’emotività. In questo scenario, anche un film triste può trasformarsi in un’esperienza condivisa e strutturata, anziché solo privata.