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Guida senza patente dal 1997: la sua giustificazione è surreale
Fermato in Francia dopo 28 anni al volante: non aveva patente, assicurazione né revisione
4 Agosto 2026
Ventotto anni al volante senza patente, assicurazione né revisione. Non è una commedia: è successo davvero a Tarare, nel dipartimento francese del Rodano. Un normale controllo stradale ha fatto emergere una storia difficile da credere.
Tutto è iniziato il 5 maggio 2025, quando gli agenti hanno fermato l’auto perché la revisione tecnica non era in regola. Durante le verifiche è emersa anche l’assenza dell’assicurazione. Ma il dettaglio più sorprendente riguardava il conducente: non aveva una patente valida dal 1997, anno in cui gli era stata revocata per guida in stato di ebbrezza. Da allora avrebbe continuato a circolare per quasi tre decenni.
La giustificazione diventata virale
Come riferisce Le Progrès, la vicenda è diventata virale soprattutto per una frase attribuita all’automobilista da diversi resoconti online. L’uomo avrebbe paragonato la patente a “uno yogurt scaduto, ma ancora commestibile”. Una battuta surreale che, però, non ha convinto le autorità.
Oltre 10.000 giorni senza patente
Dal 1997 al 2025 sono trascorsi oltre 10.000 giorni. In questo periodo sono cambiate automobili, tecnologie e sistemi di controllo, mentre la sua situazione è rimasta identica. Il caso ha inevitabilmente sollevato una domanda: come ha fatto a evitare controlli decisivi per così tanto tempo?
Tre irregolarità scoperte insieme
Il controllo ha portato alla contestazione di tre irregolarità: guida senza patente, assenza di assicurazione e revisione scaduta. Secondo la stampa locale, l’uomo è stato convocato davanti alla giustizia francese, che dovrà stabilire le conseguenze delle violazioni.
La storia fa sorridere per il paragone con lo yogurt, ma ricorda anche quanto guidare senza documenti validi sia una violazione seria. Il suo lunghissimo viaggio fuori regola è finito durante un controllo di routine. E questa volta la “scadenza” non poteva più essere ignorata. Un epilogo poco dolce per chi aveva trasformato una dimenticanza in un’abitudine lunga ventotto anni.