Dimentica i pregiudizi sulla musica classica: per capire quanto sei intelligente non serve ascoltare i grandi maestri del passato. Secondo uno studio pubblicato sul Journal of Intelligence, quello che conta davvero sono le parole delle canzoni che scegli.
Lo studio sulle abitudini musicali
I ricercatori hanno seguito 185 persone per cinque mesi, analizzando migliaia di brani ascoltati sui loro smartphone. La coordinatrice della ricerca, Larissa Sust, ha spiegato nello studio l’obiettivo del test: “Volevamo vedere se le abitudini in un’attività digitale di tutti i giorni potessero rivelare differenze nelle capacità cognitive”.
Oltre a tracciare la musica, i volontari hanno affrontato test di logica, matematica e linguaggio. Incrociando i dati, è emerso che chi otteneva i punteggi più alti preferiva canzoni con testi che parlavano di sincerità e vita quotidiana.
Il legame tra canzoni tristi e intelligenza
C’è un legame curioso: chi ama i brani più malinconici o riflessivi tende ad avere capacità cognitive superiori alla media. Questo non significa che ascoltare musica triste ti faccia diventare un genio, ma che esiste una correlazione tra la profondità dei testi scelti e l’intelligenza di chi ascolta.
Naturalmente, i gusti dipendono anche dall’età e dal contesto, quindi la playlist da sola non basta a dare un giudizio definitivo, ma apre una strada interessante per capire meglio come funziona la nostra mente attraverso lo smartphone.
(Credits: Getty Images)
