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La pipì del gatto è una carta d’identità: ecco cosa rivela l’olfatto felino

attraverso le tracce lasciate nell'ambiente, i gatti scambiano informazioni complesse per identificare alleati e avversari

4 Settembre 2026

di Andrea Benatti

La vista, per noi esseri umani, è il senso che utilizziamo di più: con essa ci muoviamo nello spazio e riconosciamo posti, oggetti e persone ma, come la maggior parte degli animali, l’identificazione di un altro “esemplare” avviene spesso mediante la sinergia di più fattori che possono coinvolgere anche tutti i restanti sensi.

Per i gatti, ad esempio, gli odori sono fondamentali e, chi ne abbia avuto nella sua vita almeno uno, lo può sicuramente testimoniare: secondo uno studio pubblicato su Current Biology è stato dimostrato scientificamente che i gatti usano la pipì per identificarsi tra di loro.

Fino a qui c’eravamo arrivati anche noi ma, per capire quale organo i mici usino per captare i feromoni dobbiamo concentrare la nostra attenzione sull’organo vomeronasale: in molti mammiferi, quest’organo è collegato alla cosiddetta “smorfia del Flehmen” – parola tedesca che significa letteralmente mostrare l’arcata superiore dei denti.

Quando un gatto ha questa espressione sta investigando i feromoni e altre sostanze chimiche presenti nell’ambiente, ed è proprio su questo che è basato lo studio: i ricercatori della Iwate University in Giappone hanno infatti sottoposto alcuni felini a campioni di urina provenienti da altri gatti e hanno osservato la loro reazione.

Mediante questo esperimento hanno così scoperto che più la smorfia è intensa e più l’urina è familiare: la prima volta la annusano investigando fino in fondo, ma col tempo si abituano e ci decidano sempre meno attenzione.

Infine, scomponendo l’urina felina nei suoi elementi principali, i ricercatori hanno scoperto che la risposta olfattiva dei gatti (la smorfia del Flehmen appunto) viene innescata da particolari acidi grassi a catena ramificata (BFA), che sembrano essere custoditi in piccole gocce situate sulla parete esterna dei reni; ogni gatto produce pertanto una miscela unica di BFA, rendendola l’elemento chiave per l’identificazione olfattiva.

I prossimi studi punteranno a chiarire la formazione e il mantenimento di questi depositi, oltre al modo in cui le sostanze vengono immesse nel flusso urinario

Fonte: Focus.it

Immagine generata da AI