Nel ritorno all’universo di Il diavolo veste Prada, l’attenzione si concentra sul confine sempre più sottile tra finzione e realtà. E così grazie a Vogue, Meryl Streep e Anna Wintour si incontrano in una conversazione che sembra un gioco di specchi tra la celebre Miranda Priestly e la sua presunta ispirazione reale.
L’attrice ricorda il clima sul set del primo film, segnato da timori e distanza dal mondo della moda. “Quando abbiamo girato il primo film, tutti avevano paura di Anna, quindi non riuscivamo a trovare abiti: nessuno voleva prestarceli”.
Il ritorno del personaggio tra stile e trasformazione
Nel sequel, Miranda cambia pelle: meno rigidità, più essenzialità, una nuova idea di potere che passa attraverso la sottrazione. Moda, identità e controllo dell’immagine diventano strumenti narrativi ancora più sofisticati. “Questa volta l’abbiamo semplificata, resa più essenziale, più se stessa. Anche i capelli sono meno voluminosi, niente più onde svolazzanti. Ama gli accessori, ma in lei c’è qualcosa di impavido: si preoccupa meno di ciò che pensano gli altri”.
Il sequel sarà all’altezza?
La conversazione, moderata da Greta Gerwig, si muove tra cinema e realtà editoriale, con Wintour che riflette sul proprio rapporto con l’immagine pubblica e sulla distanza tra il mito e la persona. Quando la Gerwig chiede alla Wintour se le voci sul sequel l’avessero preoccupata, la direttrice di Vogue ammette: “Ho chiamato Meryl per chiederle se il film sarebbe stato all’altezza del primo. Lei ha letto la sceneggiatura, mi ha richiamata e ha detto: ‘Anna, penso che andrà bene’. Non mi ha raccontato quasi nulla della trama, ma mi sono fidata completamente”.
Essere nonne e donne in carriera
Tra lavoro e vita privata, emerge un racconto più umano: nipoti, famiglia e la scoperta che l’equilibrio personale può diventare una forma di forza professionale. “Ho sei nipoti, tutti sotto i sei anni” racconta Meryl Streep. “Si tratta di afferrare ogni istante, prendere tutto quello che puoi da loro, sapendo quanto tutto questo sia fugace e quanto velocemente passi il tempo. Non si può recuperare nulla. Quindi prendi quanto più puoi”.
La Wintour invece ha ben otto nipoti e si definisce una madre inflessibile: “Alle partite, ai colloqui con gli insegnanti, nei momenti che contavano, c’ero sempre. Ho sempre pensato che ‘Vogue’ potesse aspettare e che fosse possibile essere una madre impegnata ma presente. Mi sforzo di trasmettere l’idea che la famiglia sia ciò che conta davvero: è la famiglia che ti dà amore e sostegno. E, se hai questo, tutto il resto andrà bene”.
Invecchiare come privilegio e non come limite
Nella parte finale dell’incontro, Streep e Wintour condividono una visione sorprendentemente simile: l’età non come perdita, ma come risorsa. La Wintour confessa: “Mi sento viva, entusiasta e consapevole come non mai. Con l’esperienza si acquisisce anche un senso della misura e dell’equilibrio: si capisce che la vita non è perfetta, che alcune cose inevitabilmente andranno storte. Penso che, quando hai vissuto bene, tu finisca per essere anche un leader migliore”.
(Credits: Getty Images)
