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Scoperto un algoritmo che potrebbe prevedere i suicidi

Potrebbe essere una scoperta rivoluzionaria, ma gli scienziati sono cauti: i risultati non sono ancora così precisi da giustificarne l’utilizzo in ambito medico

Scoperto un algoritmo che prevede il suicidio

Un team di scienziati è riuscito a creare un algoritmo capace di prevedere il suicidio.

Attraverso uno “scan” del cervello, oggi, è possibile capire se il paziente potrebbe avere o meno tendenze suicide.

La ricerca è stata pubblicata su Nature Communications ed è il frutto di un esperimento condotto su 34 volontari divisi in due gruppi, uno con tendenze suicide e l’altro no.

I volontari sono stati invitati a leggere 30 parole con accezioni positive e 30 con accezioni negative e associabili alla morte: alle persone coinvolte è stato chiesto di pensare intensamente alle parole che stavano leggendo, mentre attraverso il sistema fMRI, functional Magnetic Resonance Imaging, gli scienziati monitoravano le loro onde cerebrali.

I risultati sono stati interessati, attraverso le osservazioni è stato possibile notare come, effettivamente, il nostro cervello reagisca in maniera differente a parole diverse: per ogni parola, infatti, i neuroni seguivano percorsi totalmente differenti.

Alla fine delle osservazioni i risultati di ogni volontario, tranne uno, sono stati mostrati all’algoritmo con tanto di percorso neuronale legato ad ogni parola.

Una volta che l’algoritmo è riuscito a dividere in gruppi le persone analizzate, gli è stato chiesto di inserire in un gruppo la persona mancante attraverso fornendogli i dati sulle sue onde cerebrali.

Il risultato è stato sorprendente: la macchina è riuscita a rivelarlo nel 91% dei casi.

Nonostante i risultati i ricercatori mettono le mani avanti.

Blake Richards, neuroscienziato dell'Università di Toronto, pur riconoscendo il valore dell’esperimento, aggiunge che non sono così precisi per poterli utilizzare in fase di diagnosi.

"Ci sono indubbiamente delle basi biologiche su ogni aspetto mentale delle nostre vite, anche per chi decide di commettere un suicidio, ma la domanda è capire se queste basi possono essere accessibili sufficientemente al sistema fMRI per sviluppare correttamente un test da utilizzare in sede medica".

Insomma, la scoperta sembra essere interessante e gli scienziati sembrano credere molto in questo algoritmo che un giorno potrà essere uno strumento davvero utile ed efficace in ambito medico, per poter individuare quei segnali che potrebbero portare un individuo al suicidio.

Le ricerche continuano e i ricercatori sono sempre in cerca di persone che abbiano voglia di mettersi al servizio della scienza.

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