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Pollice in su, per la Gen Z oggi è una risposta fredda e sbrigativa
Per molti significa “ok”, ma per la Gen Z può sembrare fredda, sbrigativa e perfino passivo-aggressiva
24 Luglio 2026
Da sempre popolarissima e immancabile nelle chat dei padri di tutto il mondo, l’emoji del pollice in su ha, almeno in teoria, un significato semplice e immediato: “ok”, “ho capito” oppure “ricevuto”. Negli ultimi tempi, però, questa icona classica è finita al centro di un acceso dibattito generazionale, assumendo agli occhi della Gen Z una sfumatura del tutto inaspettata: quella di una risposta passivo-aggressiva.
Perché alla Gen Z non piace il pollice in su
Si tratta di un’interpretazione decisamente particolare e molto lontana dalla sua funzione originaria. Per i più giovani, inviare un semplice pollice in su può infatti risultare freddo, vago e perfino sbrigativo, soprattutto quando arriva come unica risposta all’interno di una conversazione. In alcuni casi, l’emoji può quindi lasciare trasparire un velato senso di fastidio, distacco o insofferenza nei confronti dell’interlocutore.
Il significato, insomma, cambia a seconda dell’età di chi scrive e di chi riceve il messaggio. Quello che per alcuni rappresenta un gesto pratico, rapido e rassicurante, per altri può sembrare una risposta poco coinvolta o addirittura seccata.
Una emoji che divide le generazioni
Questa diversa percezione dimostra quanto la comunicazione digitale sia in continua e rapida evoluzione. Le nuove generazioni stanno riscrivendo i linguaggi della rete, trasformando non solo le regole dei social e delle chat, ma anche il modo di interpretare i gesti più comuni e apparentemente innocui della quotidianità. Persino un’emoji semplice come il pollice in su può così diventare il simbolo di una vera distanza generazionale.