Dopo anni di perseveranza, Sal Da Vinci ha conquistato il primo posto a Sanremo con Per sempre sì. In un’intervista al Corriere della Sera ha raccontato tutta la sua emozione di quel momento: “Siamo onesti, quando arrivi sul podio e resti in due il pensiero va al ‘voglio toccare quel premio’. Ho preso la mano a Sayf, quasi come se fossi uno zio più grande, lui è più giovane di mio figlio, e ho pensato “come va, va”. Questo è un premio per tutto il podio. Quando arrivai terzo nel 2009 c’era la statuetta anche per il secondo e il terzo posto: andrebbe reintrodotta, era un bel premio di consolazione”. E qui il pensiero va a Geolier che nel 2024 arrivò secondo: “Mi ha chiamato. Vorrei condividere con lui questo primo premio perché era rimasta incompiuta la sua opera a Sanremo”.
Andrà all’Eurovision
L’artista napoletano racconta la gioia di rappresentare l’Italia all’Eurovision Song Contest, un’occasione che non si aspettava e che lo porta a ripensare gli impegni già fissati. “È motivo di orgoglio poter portare la musica italiana fuori dal nostro Paese. La musica è un momento aggregazione, simbolo di pace nel mondo e di mille sfaccettature della bellezza. Non mi aspettavo questa opportunità tanto che avevo fissato delle date in concomitanza con l’Eurovision. Dovrò spostarle perché in questa manifestazione l’Italia ci deve essere. Sto pensando di fare anche una versione in spagnolo di ‘Per sempre sì’, ma credo che all’Eurovision porterò questa”.
Un percorso lungo e tortuoso
Nato a New York nel 1969, da subito la sua vita è legata al palcoscenico. “Era tutto magico, una scatola immensa che dall’altra parte sembrava un acquario con tanti pesci colorati, un arcobaleno di colori straordinari. Ero un bambino di 7-8 anni e facevo tre recite al giorno con tre spettacoli diversi”.
Nonostante la passione, la carriera musicale è stata costellata di ostacoli: tredici tentativi falliti a Sanremo, esperienze da autore e ritorni al teatro, fino alla svolta con Rossetto e caffè che definisce “la canzone che mi ha cambiato la vita”. “Ci sono stati momenti sconfortanti che profumavano di sconfitta e di fallimento. Non è stato facile superare questa ondata di sentimenti che mi arrivava addosso. La famiglia è stata così potente che ha scacciato via le nubi e ho ripreso il mio cammino”.
La dedica a Napoli
Sal Da Vinci non dimentica le radici: “Prendo forza dalla determinazione e dalla perseveranza, dal mio credo. Sono stato sempre sostenuto dalla mia città che non mi ha lasciato in nessun momento di difficoltà. Ecco perché dedico questo premio a Napoli. Napoli è famiglia. È anche la vittoria di un popolo, di chi ha perseverato nel seguire i propri sogni. È la vittoria di tutti quelli che vengono dal basso”.
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