In assoluto è il secondo dato peggiore tra le grandi economie, dopo quello della Nuova Zelanda: secondo il nuovo rapporto Ocse sulle prospettive dell’occupazione, in Italia gli stipendi reali sono di molto più bassi rispetto a quelli del 2021 e scenderanno ancora.
La disamina è relativa non tanto alla somma in sé, quanto al suo potere d’acquisto.
Nonostante infatti negli ultimi anni si siano registrati miglioramenti sugli stipendi reali, oggi la busta paga media è più bassa del 6,1% rispetto a quella del 2021.
Il peggio pare ancora debba arrivare, visto che secondo le previsioni nel 2026 si verificherà un nuovo calo pari allo 0,9% per effetto dell’inflazione spinta dalla guerra in Iran.
A parità di lievi aumenti di occupazione e migliorie negli stipendi, il Pil cresce poco e sostanzialmente il livello di povertà resta lo stesso.
Peggio dell’Italia lo sta facendo la Nuova Zelanda, ma questo non deve rallegrare proprio nessuno.
A pesare sul quadro disarmante, la mancanza del salario minimo.
Secondo il rapporto dell’Ocse, nei Paesi dove non esiste un salario minimo fissato per legge, e quindi in Italia, Austria, Danimarca, Svezia e Norvegia, i lavoratori con stipendi medio-bassi sono meno tutelati dall’inflazione.
Ma se in Paesi come Austria, Norvegia e Svezia esistono altri strumenti per sostenere chi lavora, come nuovi contratti collettivi che hanno previsto negli anni un aumento di stipendio maggiore rispetto a stipendi più retribuiti, in Italia mancano anche le contrattazioni sindacali, che mano a mano hanno perso terreno.
Allegria!
