SANREMO 2026
Tredici Pietro, Gianni Morandi sui social: “Resti il nostro bambino”
Padre e figlio, emozione prima dell’Ariston tra i due Morandi
25 Febbraio 2026
La vigilia del Festival di Sanremo 2026 si è colorata di emozione familiare. A poche ore dal debutto di Tredici Pietro sul palco dell’Ariston è infatti arrivata una dedica pubblica firmata Gianni Morandi, papà di Pietro.
La dedica per il figlio
Su Instagram, il cantante ha condiviso una foto del passato: il figlio bambino sulle sue spalle, lo sguardo rivolto in avanti. Nella didascalia ha scritto: “Riguardo questa foto e mi sembra ieri. Tu sulle mie spalle, piccolo, con il mondo davanti agli occhi”.
Poi il passaggio che racchiude l’attesa di questa prima volta: “La mamma ed io ti guarderemo emozionati, in silenzio. Per tutti sei Tredici Pietro. Per noi resti il nostro bambino. Comunque andrà, sarà un orgoglio vederti lì, con il tuo coraggio e la tua verità”.
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La replica di Pietro
Parole che raccontano un orgoglio paterno semplice e potente. La risposta del rapper non è tardata ad arrivare: “Non mi far piangere babbo”. E a completare il siparietto familiare è intervenuto anche il fratello Marco: “I piaantiiiii…”.
Uomo che cade, fragilità in musica
Tredici Pietro è in gara all’Ariston con Uomo che cade, un brano che affronta il tema della fragilità umana. Un titolo che suona come una dichiarazione di vulnerabilità in un contesto spesso dominato dall’apparenza. Il rapper, all’anagrafe Pietro Morandi, ha sempre scelto di tenere il cognome a distanza, costruendo un percorso nel rap lontano dall’immaginario melodico del padre. Per anni ha rivendicato un’identità autonoma, quasi in opposizione.
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La cover in omaggio a Gianni Morandi
Eppure, questa partecipazione segna un passaggio diverso. Nella serata dei duetti porterà sul palco Vita, storico brano di Gianni Morandi e Lucio Dalla. Una scelta che sa di riconciliazione con le proprie radici, come ha raccontato in un’intervista a Vanity Fair: “È il brano a cui sono più legato della discografia di questi due signori grandi, caso vuole che uno sia mio babbo”.
E ancora: “Io ho sempre cercato di stare lontano da quell’orbita, perché poteva diventare la cosa principale: ora ho deciso di abbracciare invece quella parte di me. Ho voglia di celebrare un padre e la sua canzone. Penso che sia bello onorare le mie radici. Con la mia band, proprio perché dopo le radici c’è da costruire. Sono stato annunciato in tv e 20 secondi dopo riflettevo già alla cover e ho pensato subito a mio papà”.
Il tempo della maturità
Qualche mese fa aveva ammesso: “Io che sono sempre stato ingrato verso questa eredità, l’ho sempre rifiutata dicendo ‘io sono io, io non sono Morandi’, oggi ne osservo il lato positivo. Che prima, stupidamente, non volevo vedere”. Sanremo diventa così il luogo simbolico di una maturità artistica e personale. Non un’ombra da cui fuggire, ma un’eredità da trasformare. Con la propria voce, il proprio linguaggio e, finalmente, anche con il proprio cognome.
(Credits: Instagram @tredicipietrotredici e @morandi_official)