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Antonio Cassano: “Mi sarebbe piaciuta una carriera da dirigente”
Il ritorno dell’ex bomber a Bari Vecchia tra emozioni e ricordi
4 Febbraio 2026
Antonio Cassano ha chiuso la due giorni barese dedicata allo spettacolo Viva el futbol, insieme a Lele Adani e Nicola Ventola, registrando il tutto esaurito e richiamando pubblico da tutta la Puglia. Prima di lasciare la città, l’ex fantasista ha voluto immergersi nei vicoli della sua infanzia, rivivendo i ricordi di Bari Vecchia con la famiglia al seguito.
L’ex campione ha parlato in un’intervista a Repubblica di emozioni e legami profondi con la città, sottolineando quanto la visita sia stata un ritorno alle origini, pur confermando che la sua vita ora è stabilmente a Genova. “Ho fatto un giro dopo diciassette anni, ho portato i bambini, mia moglie, i miei suoceri: siamo andati lì ed è stato meraviglioso, emozionante. L’ho ritrovata quasi come quando sono andato via. Solo la strada di casa, con le signore delle orecchiette, è sempre uguale. Però è stato bello”. Vorrebbe trasferirsi a Bari? “No, adesso ci vediamo fra vent’anni. Ormai ho la mia tranquillità, la mia serenità con la famiglia è a Genova. Comunque è stato emozionante ritornare nei luoghi della mia gioventù”.
Il successo di “Viva el futbol” e il rapporto con il pubblico
Lo spettacolo al Teatroteam ha visto quasi duemila spettatori, tra cui il sindaco Vito Leccese e il presidente della Regione Antonio Decaro. Cassano ha sottolineato il piacere di un contatto diretto con il pubblico, lontano dai filtri dei social o dai ruoli imposti dai media. “La serata ha fatto registrare il pienone, quasi duemila persone. Non pensavamo a una roba del genere, è stata un’accoglienza pazzesca. Non duecento, duemila persone. Bellissimo: c’era il sindaco Vito Leccese, c’era il presidente della Regione, Antonio Decaro, che abbiamo ringraziato, c’erano tanti miei amici di Bari Vecchia. Veramente eccezionale, una grandissima emozione”.
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La replica alle critiche
E a chi lo critica sostenendo che non pensa quello che esprime, sostiene: “Ma io non devo crearmi il personaggio. Il giorno in cui Nicola e Lele, che sono due miei fratelli, decidono di non voler fare più niente, me ne sto a casa con la famiglia: non me ne frega nulla, non devo dire qualcosa di diverso per far parlare di me. Per il semplice fatto che, ribadisco, non ne ho bisogno: non uso social, non uso niente. Il giorno che mi viene una cosa in testa la dico”.
Il rifiuto della carriera da dirigente
Cassano ha anche parlato della scelta di non intraprendere la carriera dirigenziale, spiegando come il calcio moderno richieda yes man, un ruolo che lui non è disposto a ricoprire. “Mi sarebbe piaciuto quando ho smesso, però non mi ha mai cercato nessuno, assolutamente, perché in molti club vogliono solo degli yes man. Io non faccio parte di questo genere. Io non ho né capi, né padroni nel calcio. A me non importa niente. Loro hanno bisogno dei pupazzi da muovere a destra e a sinistra. Nessuno mi ha mai cercato, io non mi sono mai proposto a nessuno. Sono felice più di prima”.
Meglio il calcio o il lavoro di ora?
Infine, parlando del confronto con il pubblico in platea rispetto al campo di calcio, Cassano ha spiegato come il divertimento e l’adrenalina siano diversi, ma il contatto con le persone rimanga gratificante. “Gasavo il pubblico quando andavo in campo. Lì era una roba diversa. Qui è tutto divertimento, perché alla gente piace sentire qualcosa di diverso. Il 99% degli opinionisti dice cose banali, ripete sempre la solita solfa. Invece io, anziché dire che uno è meno bravo, dico che è scarso. È ciò che vuole sentire la gente. Però mi emozionava molto di più a giocare a calcio. Nel tour con i miei amici, comunque, mi diverto”.
(Credits: Getty Images)