Contro Justin Bieber spunta la petizione alla Casa Bianca

Oltre 40mila le adesioni già raccolte per la richiesta di espulsione dagli Stati Uniti del cantante canadese, recentemente arrestato e poi rilasciato dalla polizia a Miami

Justin Bieber

Oltre 40mila le adesioni già raccolte per la richiesta di espulsione dagli Stati Uniti del cantante canadese, recentemente arrestato e poi rilasciato dalla polizia a Miami

Dalle ipotesi alla realtà. Quando qualche settimana fa alcuni siti di gossip americano ventilavano l’ipotesi che per Justin Bieber potessero arrivare richieste di espulsione dagli Stati Uniti, la giovane popstar canadese non aveva ancora inanellato l’arresto di Miami e la scarcerazione su cauzione per eccesso di velocità e guida in stato di alterazione da alcol e droga. Sembrava un’ipotesi remota e giuridicamente insostenibile, ma ora non sono più solo i media a porsi la domanda.
 
Bieber nemico pubblico.
Espellere Bieber e revocargli il visto americano sarebbe diventato infatti l’obiettivo di oltre 40mila cittadini statunitensi che hanno firmato una petizione lanciata sul sito della Casa Bianca all’indomani dei fattacci di Miami. L’appello è stato redatto da un cittadino di Detroit e se dovesse raggiungere le 100mila sottoscrizioni entro il 22 febbraio, la Casa Bianca avrebbe un mese di tempo per fornire una risposta ufficiale, come previsto dalle norme di "We The People", la piattaforma voluta da Barack Obama per rafforzare gli strumenti di democrazia diretta.
 
Il caso passa a Obama.
E la nota che la Casa Bianca dovrà prendere in considerazione è durissima nei confronti di Bieber: "Ci sentiamo mal rappresentati da Justin Bieber - si legge nel testo -. Vorremmo che questo guidatore spericolato e assuntore di stupefacenti venisse espulso". Secondo gli oltre 40mila firmatari infatti Bieber "non solo sta minacciando la nostra incolumità ma è un esempio negativo per la nostra gioventù. Per questo vorremmo che fosse espulso dalla nostra società". Resta dunque la concreta possibilità che l’amministrazione Obama si ritrovi entro fine marzo a dover fornire una risposta ufficiale alla richiesta, come accaduto già in diverse altre occasioni dal 2011, quando il presidente americano ha lanciato il filo diretto con la Casa Bianca.
 

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