Ecco perché, secondo la scienza, il weekend dovrebbe durare 3 giorni.

Due giorni settimanali di riposo non sono sufficienti e sono un danno anche per l’economia. Ecco perché.

Ecco perché, secondo la scienza, il weekend dovrebbe durare 3 giorni.

Sono davvero sufficienti il sabato e la domenica per riposarsi? Pare proprio di no. Un articolo tratto da Huffingtonpost.it ci spiega quali siano le ragioni scientifiche per le quali dovremmo riposare un giorno in più. Già dalla prima metà del novecento sono stati fatti studi in merito alle ore che ciascun individuo dovrebbe dedicare al lavoro e quindi, anche al relax.

In particolare fu John Maynard Keynes, un economista, a prevedere nel 1930 che, a distanza di 100 anni (quindi nel 2030) l’orario di lavoro si sarebbe ridotto a 15 ore settimanali. Così ovviamente non è stato.

Al contrario già nel 2007, così come spiegato dallo studioso Lawrence Michel, rispetto al 1979, quindi in soli 24 anni, ogni lavoratore aveva ben 4 settimane in più di lavoro all’anno, quasi un mese insomma.

Nonostante siano molti gli studi che mettono in evidenza come l’economia tragga vantaggio da una diminuzione delle ore lavorative, in Europa, salvo alcune eccezioni, come la Svezia, non è proprio così che vanno le cose.

Ci vorrebbe allora un giorno in più di relax. Perché? I motivi sono dimostrati scientificamente:

L’economista David Spencer sosteneva che "la maggior parte delle persone sono così impegnate nel loro lavoro che non hanno energia e tempo per se stessi“ e inoltre  che "chi lavora troppo, non è produttivo e quindi non è redditizio per l'azienda".

Dunque, non solo lavorare troppo nuoce alla felicità dell’impiegato, ma anche all’economia stessa, che non trae vantaggio dall’aumento di lavoro, tutt’altro.

In Germania, ad esempio, dove le ore lavorative sono aumentate, questo non è coinciso con un aumento della creatività del personale. Sono invece le persone più soddisfatte dal punto di vista personale (e che quindi hanno più spazio per se stessi), ad essere più creativi e dunque più produttivi.

Ecco perché tre giorni, anziché due, gioverebbero sia al lavoratore che all’economia: saremmo più felici, si preverrebbero malattie di natura psicofisica e si avrebbe il tempo sufficiente per  recuperare le energie, che poi verranno spese nel lavoro.

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