Un istinto naturale, automatico e del tutto indipendente dalla volontà del personaggio. È questa la risposta ufficiale a un quesito che tormentava i fan di Toy Story fin dal lontano 1995.
Nel primo capitolo della saga, Buzz Lightyear è l’unico a non sapere di essere un pupazzo: è convinto di trovarsi in missione interplanetaria. Eppure, ogni volta che il piccolo Andy entrava nella stanza, anche Buzz si bloccava all’istante insieme a Woody e agli altri giocattoli. Com’era possibile, se si credeva un vero astronauta?
La spiegazione ufficiale nel nuovo film “Toy Story 5”
A fare chiarezza ci pensa direttamente una scena chiave di Toy Story 5, in cui un intero gruppo di Buzz Lightyear di ultima generazione si ritrova improvvisamente faccia a faccia con un essere umano. Proprio come accadeva nel primo film, tutti i nuovi modelli si immobilizzano all’istante nella classica posa da bambolotti di plastica.
Il dettaglio fondamentale emerge però subito dopo, non appena l’uomo si allontana e i ranger spaziali riprendono a muoversi. Uno dei Buzz, visibilmente confuso da quanto appena accaduto, chiede apertamente ai compagni il motivo di quel blocco improvviso. La risposta di un altro Buzz non lascia spazio a dubbi: è necessario evitare gli esseri umani per non ritrovarsi a farlo di nuovo.
È un riflesso involontario
I giocattoli non scelgono di fingersi inanimati per gioco o per strategia: si tratta di un vero e proprio riflesso incondizionato.
Per Buzz Lightyear, quindi, l’immobilizzazione non era una finzione cosciente, ma una reazione biologica e automatica del suo corpo di plastica di fronte a una presenza umana.
(Credits: Youtube @DisneyIT)
