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Ermal Meta a 105 Friends: le foto

Ospite di Tony & Ross, il cantautore ci ha parlato della sua vittoria a Sanremo 2018 e del nuovo album, "Non abbiamo armi".

A breve distanza dalla vittoria al Festival di Sanremo 2018 in coppia con Fabrizio Moro, Ermal Meta è tornato a trovarci a Radio 105. Ospite di Tony & Ross a 105 Friends, il cantautore di origini albanesi ha parlato del trionfo sul palco del Teatro Ariston con “Non mi avete fatto niente”, dell’ultima edizione della kermesse e del nuovissimo album, “Non abbiamo armi”, disco che presenterà per la prima volta dal vivo il prossimo 28 aprile in un Mediolanum Forum di Assago (Milano) quasi sold-out.

La chiacchierata parte con delle grandi risate grazie ad uno scioglilingua (il significato lo spiega il cantante stesso) e a qualche battuta sull’ultima notizia di “gossip” che ha visto coinvolto Ermal: quella incentrata sulla sua presunta relazione sentimentale con Fabrizio Moro. Meta liquida il discorso con una sonora risata e una battuta: “Ci siamo lasciati. Con Fabrizio è una storia persa in partenza”.

Sanremo 2018 sarà ricordato anche per il caso “Non mi avete fatto niente”, canzone che tra la prima e la terza serata è stata nel mirino della stampa per un presunto plagio. È questo il primo tema legato al Festival trattato: “Fondamentalmente è divertente stare a Sanremo. Quando accadono delle cose poco divertenti, diventa poco divertente”. Meta entra nel dettaglio: “Io, Fabrizio Moro e Andrea Febo abbiamo scritto questa canzone che aveva una cellula di un brano preesistente scritto da Febo. È una cosa che accade costantemente, tutti gli autori lo fanno milioni di volte. Però ovviamente in un luogo come Sanremo, in cui ogni notizia diventa più grande di quella che è, se ne è fatto un gran parlare”.

Parlando proprio di “Non mi avete fatto niente”, Ermal spiega qual è stata la “ricetta” vincente: “È il fatto che il testo che arriva su una musica leggera. Quando fai un testo di un certo spessore, che può risultare un po’ pesante, se lo accompagni con una musica “polpettone”, quella al di sotto degli 80 bpm, diventa una palla, musicalmente parlando. Ci sono delle canzoni lentissime molto belle ma è meglio non unire le due cose".

L'edizione 2017 glielo aveva insegnato: "L'avevo già sperimentato l’anno scorso con ‘Vietato morire’: se avessi fatto una ballad, la canzone sarebbe stata insopportabile. Testualmente ‘Non mi avete fatto niente’ ha toccato la gente: le cose descritte sono cose che abbiamo tutti quanti davanti agli occhi purtroppo, volevamo esorcizzare la paura”.

Inizialmente, tuttavia, non c’era l’intenzione di partecipare al Festival: “Non avevamo intenzione di andare a Sanremo avendolo appena fatto. Poi questa canzone è arrivata alle orecchie di Claudio Baglioni e ci ha chiamato. Così abbiamo deciso di regalare una chance in più a questo brano. Come fai dire di no a Baglioni? Anche perché poi ti spara un acuto che ti lacera”, ride il cantautore. 

Dopo i tanti proclami arrivati negli anni precedenti, finalmente è arrivata un’edizione di Sanremo che ha messo la musica al centro: “Sembrava un concerto continuo – commenta Meta - Anche l’anno scorso ho avuto questa sensazione con Carlo Conti quest’anno il legame con gli altri artisti era diverso, è stato divertente. C’era un clima diverso, zero gara e competizione". Tanto che anche i colleghi in gara si sono schierati con lui e Fabrizio Moro dopo l'esplosione del caso-plagio. 

Non abbiamo armi” è un titolo molto attuale, soprattutto dopo le ultime vicende negli Stati Uniti e la polemica sulla vendita delle armi da fuoco: “A novembre sono stato a suonare a Miami e non mi sono mai sentito più insicuro per strada. Respiravo una sensazione di insicurezza. Ci sono più armi che persone. Anche se non vedi la cosa, la percepisci”.

In realtà, il concetto di arma presente nel titolo è quasi completamente metaforico: “Tutto questo album parla di mettersi a nudo. L'unico scudo che abbiamo è quello che riusciamo a provare, emozioni che ci fanno da scudo. Quello che possediamo veramente è quello che riusciamo a dare agli altri. È un modo metaforico per mettersi a nudo. Anche la copertina dell'album lo dimostra”.

La vittoria di un artista di origini albanesi (da 24 anni in Italia) è il segnale di un cambiamento nel nostro Paese? “Non so se sia un segnale di qualche tipo. Di certo la società moderna è diversa rispetto a quella che molti immaginano. Pensate a Ghali, che secondo me è un fenomeno assoluto. È riuscito a tradurre due culture nella sua musica".

Il popolo della musica quindi è più pronto ad accogliere questa trasformazione della società? "Secondo me sì. La musica, per fortuna, non richiede passaporti e non conosce confini. Quando uno chiude gli occhi e ascolta la musica, ascolta quello che sta arrivando. Però purtroppo c’è qualcuno che, dopo la nostra vittoria, ha detto che siamo stati votati dai migranti a cui abbiamo dato dei telefoni”.

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