Video intervista

Il sindaco di Milano Giuseppe Sala a 105 Friends con il suo libro "Milano e il secolo delle città"

Ospite di Tony & Ross, il Primo Cittadino del capoluogo lombardo ha parlato di come stanno cambiando le città nel mondo.


Come stanno cambiando le città e le società che le abitano? Il sindaco di Milano Giuseppe Sala ragiona su questo argomento nel suo libro "Milano e il secolo delle città" (La Nave di Teseo) che ha presentato in diretta a 105 Friends. Riflessioni che partono ovviamente dalla sua esperienza da Primo Cittadino del capoluogo di regione lombardo, partita il 21 giugno 2016, pochi mesi dopo la chiusura dell'Expo 2015 (di cui è stato commissario unico), e dalle grandi sfide che la città si prepara ad affrontare per il futuro.

"Il mondo va verso le megalopoli", spiega Sala parlando con Tony & Ross, città che soprattutto nei paesi orientali raggiungeranno i 40-50 milioni di abitanti. "Disumane dal nostro punto di vista", osserva il Sindaco pensando alle dimensioni delle centri urbani europei e, ancor più, a quelli italiani. Basti pensare che nel vecchio continente solo Londra rientra tra le 20 città più grandi del mondo.

Quindi, che percorso dovranno seguire Milano e le sue "piccole" compagne? Sala sostiene che le nostre saranno "città non molto grandi, ma estremamente stimolanti e aperte, che hanno quel qualcosa in più". Poi pone una domanda: "Le nostre aspettative di vita le ragioniamo di più sulla città o sul Paese? Probabilmente la città è la dimensione che comprendiamo di più". 

Nel cuore della settimana del Salone del Mobile, evento che come ogni anno ravviva ulteriormente Milano, non si poteva non pensare all'evoluzione della città negli ultimi 15 anni. Una "micro-metropoli" con "delle caratteristiche peculiari" la definisce Sala che, dopo l'Expo, ha registrato un cambio nella percezione della città confrontandosi con i sindaci delle grandi città del mondo: "Siamo veramente invidiati per poter vivere a Milano. Abbiamo ancora tanto da fare, ma Milano è cool, come direbbero gli esperti di marketing". 

Ma cosa succederà alle identità locali quando le persone si aggregheranno tutte in città sempre più gigantesche? "La scelta di Milano è essere aperta. Negli anni '70 e '80 è stata creata e sostenuta dall'immigrazione dal resto d'Italia. Adesso arrivano persone da tutto il mondo. Noi da questa apertura abbiamo grandi vantaggi. A volte c'è un prezzo da pagare, però non vedo alternative. Il tema è cercare di conservare la nostra identità, che molto spesso è basata sul lavoro". E il concetto di lavoro a Milano coincide con creatività: "La cosa che ha solo Milano nel mondo è questa grandissima creatività". 

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