105 Mi Casa

Cesare Cremonini, "Kashmir-Kashmir" e i pregiudizi razziali: "Volevo far cantare a tutti un ritornello in arabo"

Il cantautore bolognese lancia il terzo singolo di "Possibili Scenari" e si prepara al tour negli stadi. Ne ha parlato a Max Brigante...


A un mese dalla partenza dal suo primo tour negli stadi italiani, Cesare Cremonini è stato ospite di Max Brigante a 105 Mi Casa. Possibili Scenari, il suo ultimo album uscito lo scorso 24 novembre, è stato trascinato al successo da singoli apprezzatissimi come Poetica e, forse ancor di più, Nessun Vuole Essere Robin. Ora, in netto contrasto con queste due ballate, Cremonini lancia il terzo brano estratto da questo disco, la trascinante Kashmir-Kashmir

Una canzone in cui si sentono le influenze dei Clash e del funky degli anni '70, legata ai fatti di cronaca, terrorismo e immigrazione in particolare, che hanno caratterizzato gli ultimi anni. Una specie di riflusso stato trasformato in musica: "Ho letto più titoli che approfondimenti in quel periodo. C'era questo tema un po' caldo in quei momenti sui migranti, sulla polemica legata alle associazioni che li aiutano, sugli sbarchi, ecc..."

Così, partendo dal verso "figlio di un mujaheddin...", è nata la storia del ragazzo che sbarca in Italia con i suoi mocassini sognando di ballare: "La sua religione è il ballo. Per me è un film quello che mi sono fatto". E, in un certo senso, ha voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe: "C'è stata una deriva sui social, un razzismo ostentato da chiunque, per me insopportabile. Ero infastidito, così mi ero messo in testa un'idea: 'voglio far ballare e cantare a tutti quanti una cosa araba'".

Cremonini è stato segregato in studio per due anni interi per partorire Possibili Scenari, periodo per niente facile per il cantautore: "Ero come uno che caccia le streghe, ero andato completamente nella follia più totale. Stavo cercando le canzoni in maniera disperata perché volevo fare un disco straordinario. Avevo accumulato una grande ambizione per questo album. A volte questo può servire, perché mi ha fatto fare qualcosa che reputo migliore di come sono io, di quello che so fare. Credo di esserci riuscito e ora sto proprio bene".

Ogni nuovo album, per Cremonini diventa una vera e propria "ossessione": "Scrivere un disco è una grande gioia perché riempi un foglio bianco, ma è anche una grande introspezione per cui è molto complesso". 

Ora arrivano gli stadi, esperienza a cui si sta preparando con molta più serenità: "Sto da Dio. Questo tour mi sta portando molto a riflettere su cosa serve per fare un'impresa così grande come incontrare 50mila persone e cantare davanti a loro. Ci vuole una grande positività, una grande gioia. Sto scacciando tutta la negatività che avevo accumulato negli anni della mia vita quasi come se fosse una parte di me, del mio carattere. Invece mi sono accorto che potevo liberarmene. Gli stadi mi stanno facendo bene". 

Un passo fondamentale, quindi, è stato liberarsi della paranoia: "Mi ero abituato a suddividere la mia vita sempre fra un periodo in cui dovevo guardarmi dentro, magari beccare anche i miei limiti, le mie difficoltà e le mie problematiche, per scrivere, e poi andare in tour. Le cose però mi rimanevano dentro. La pressione che ti porta addosso suonare negli stadi ti porta a dire 'qui la paranoia non posso permettermela'. Al primo pensiero negativo scoppi per aria!".

Il tour "Stadi 2018" partirà il 15 giugno dallo Stadio Teghil di Lignano Sabbiadoro per poi proseguire il 20 giugno a Milano (Stadio San Siro), il 23 giugno a Roma (Stadio Olimpico) e concludersi a Bologna il 26 giugno allo Stadio Dall’Ara (appuntamento già sold-out).

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