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Lo showcase di Irama a 105 Mi Casa: «"Giovani" è un disco ricco di colori»

A poche ore dall'uscita del nuovo album, il trionfatore di Amici 17 è stato ospite di Max Brigante per parlarcene e per regalarci una piccola performance dal vivo.


Proprio a poche ore dalla pubblicazione del nuovo album, Giovani, Irama è stato ospite di Radio 105 per uno speciale showcase. Nel corso del piccolo live, andato in onda durante 105 Mi Casa con Max Brigante, il cantante classe ’95 ci ha cantato Tornerai da me, pezzo del 2016, il tormentone dell’ultima estate Nerae Bella e rovinata, il nuovo singolo composto durante la sua sessione di scrittura in Salento.

«Eravamo dispersi nel nulla – ha spiegato Irama -. Questa è la storia tra due persone, completamente vuote. Però nel loro essere vuoti si innamorano, nel non avere nulla si danno l’uno all’altro totalmente. Ho sempre visto nella verità e nell’essere crudi e spontanei una forma d’amore potentissima».

La scelta del singolo non è stata combattuta, per il cantante tutte le canzoni dell’album sono allo stesso livello. «Vivo il disco in una maniera più completa. Per me ogni storia è da raccontare, ogni passaggio è importante. È un disco, non una raccolta di singoli».

Il trionfatore di Amici 17 ha parlato a lungo della genesi di questo progetto discografico, «un disco ricco di colori, eclettico». A cominciare dai tanti generi e le numerose influenze messe insieme: «Io sono un ibrido. Ci sono tante sonorità: c’è del rock, c’è il rap, un po’ un ritorno alle origini; una canzone soul, una canzone con delle sonorità anni ’80. È ricco, spero che arrivi questo alle persone, ma anche che rimanga la mia identità, il mio modo di pormi e il mio modo di raccontare le cose».

Giovani è stato plasmato durante l’ultima estate, mentre Nera andava forte in radio: «Avevo bisogno di raccontare qualcosa, proprio una necessità». Così, insieme al fedele Giulio, musicista e «un po’ direttore artistico», si è isolato a Villa Pietra, nel Salento: «Abbiamo montato uno studio e ci abbiamo messo l’anima. Poi sono andato anche in Finlandia a trovare dei miei amici musicisti e anche lì ho scritto»

Si tratta del terzo album della sua giovane carriera, ma il primo da quando il suo nome è diventato grosso: «Io i dischi li vedo un po’ come dei puzzle, dei pezzi dell’anima. È un po’ come se il disco maturasse insieme a te. Il terzo è una visione quasi a metà: stai crescendo, ma non sei ancora cresciuto. Quindi devi dare la tua impronta, la tua identità, il tuo movimento».

Con Max Brigante si è parlato a lungo anche di numeri, della loro importanza nel mondo della musica e in quello dei social: «Quello che conta sono più i feedback – ha detto Irama -, il fatto che le persone vengano ai concerti perché hanno voglia di cantare assieme a te. Questa è la grandezza della musica. I numeri sono una cosa importante oggigiorno a livello di marketing, ma io non faccio marketing, faccio il cantante».

Verso la fine dello showcase c'è stato il tempo anche per le domande del giovane pubblico Tante le curiosità: il significato dei suoi tatuaggi, le sue prime canzoni, l'arrivo della fama e da dove nasce il suo stile musicale. La più curiosa, però, è stata probabilmente quella sul significato della canzone Un Giorno In Più: «L'ho dedicata a mio padre. Ero in Finlandia, lontano da tutto e da tutti. Scrissi questa canzone e ci misi il cuore, un po’ come se stessi vomitando la verità. Non glielo ho mai detto. Penso che l’abbia capito. Non ne abbiamo mai parlato. Certe cose, secondo me, è bello viverle in maniera diversa. Se avevo bisogno di dirlo in una canzone è perché forse era il modo giusto di dirlo».  

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