Video intervista

Alice Rohrwacher presenta "Lazzaro Felice" a 105 Night Express

Con lei c'era Luca Chikovani, tra i protagonisti del film vincitore della Palma D'Oro all'ultimo Festival di Cannes per la miglior sceneggiatura originale.


Alice Rohrwacher è stata ospite di Dario Spada a 105 Night Express per parlare di Lazzaro Felice, film vincitore della Palma D'Oro a Cannes 2018 per la miglior sceneggiatura originale (e fresco di candidatura ai Nastri d'argento, il riconoscimento assegnato dal Sindacato Giornalisti Cinematografici) appena sbarcato nelle sale dei cinema italiani. Con lei c'era Luca Chikovani, attore (ma anche cantante e musicista) classe '94 di origini georgiane, uno dei protagonisti di questo lungometraggio che racconta il mondo contadino come emozione collettiva. 

La trama: Quella di Lazzaro (Adriano Tardiolo), un contadino che non ha ancora vent’anni ed è talmente buono da sembrare stupido, e Tancredi (Luca Chikovani), giovane come lui, ma viziato dalla sua immaginazione, è la storia di un'amicizia. Un’amicizia che nasce vera, nel bel mezzo di trame segrete e bugie. Un’amicizia che, luminosa e giovane, è la prima, per Lazzaro. E attraverserà intatta il tempo che passa e le conseguenze dirompenti della fine di un Grande Inganno, portando Lazzaro nella città, enorme e vuota, alla ricerca di Tancredi.

"La sua storia è anche un viaggio nel tempo - spiega la Rohrwacher, che ha scritto e diretto Lazzaro Felice -. Il film inizia in questo luogo, in un passato che è quasi fuori dal tempo. Siamo negli anni '90 ma potremmo essere negli anni '50 perché la vita dei contadini è rimasta sempre uguale, anche nella logica dello sfruttamento. E poi ci ritroviamo in un mondo contemporaneo, in una città, che è Milano". 

Quella di Lazzaro e Tancredi è una fuga: "Più che andare verso un miglioramento, scappano da un brutto ricordo e poi si ritrovano in città. Le dinamiche profonde dell'essere umano, quindi approfittare un po' l'uno dell'altro, continuano. Sono cose tragiche ma il tutto è raccontato in una maniera quasi buffa". 

I due personaggi sono due facce della stessa medaglia "che è l'essere umano.- aggiunge la regista - È proprio Tancredi che porta Lazzaro fino alla fine del film, almeno come presenza mentale. C'è questo incrociarsi di personaggi in epoche diverse. In tutto questo, in un mondo che cambia e si trasforma ma in cui le dinamiche restano le stesse, Lazzaro non cambia mai".

Perché credere ancora nel genere umano? "Io ci credo molto nell'animale sociale - risponde Alice Rohrwacher -, nel genere umano come comunità. Questo film sicuramente non racconta che gli uomini sono buoni, ma che riconoscono la bontà e che questa bontà può provocare una sorta di nostalgia. Nel momento in cui la riconosciamo, vuol dire che sappiamo cos'è. E finché sappiamo cos'è vuol dire che ce l'abbiamo avuta anche noi, magari quando eravamo piccolissimi. Quindi l'importante è mantenere uno sguardo aperto a questa possibilità". 

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